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Scuola, le scienze insegnate a bambini dai 3 ai 5 anni e mezzo

20 aprile 2016
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In Italia ci sono alcune maestre di scuola materna che hanno deciso di proporre ‘lezioni’ un po’ fuori dall’ordinario, sono casi molto sporadici ma che sembrano avere avuto un buon successo verso i piccoli alunni e dato molta soddisfazione alle insegnanti coinvolte.
Per esempio in una scuola materna le insegnanti hanno deciso di far provare a far osservare ai bambini il risultato della masticazione di un biscotto, accompagnando le osservazioni dei bambini con spiegazioni scientifiche molto semplici.
Questi nuovi approcci educativi per bambini così piccoli potrebbero diventare sempre meno rari a causa delle nuove materie introdotte di recente nei corsi di laurea in scienze della formazione.
In pratica le nuove maestre si laureano anche sostenendo esami di matematica, fisica e chimica, secondo le disposizioni più recenti emanate dal ministero dell’istruzione.
In realtà le disposizioni sono state introdotte ormai cinque anni or sono, ma solo ora si stanno laureando le prime maestre tramite tale iter.
Le maestre intervistate parlano di come devono prepararsi per organizzare questo tipo di lezioni, non si tratta di un’improvvisazione, occorre mettere insieme il materiale per gli esperimenti pratici, pensare a come veicolare le nozioni con spiegazioni particolarmente semplici.
Spesso l’aspetto nozionistico viene quasi del tutto tralasciato, in realtà si tratta più di fare in modo che i bambini possano sperimentare in autonomia, seguendo sì le indicazioni di massima delle maestre, ma restando comunque molto liberi di seguire le loro innate capacità di ragionamento deduttivo, lo stesso meccanismo che sta alla base del modo di pensare degli scienziati veri e propri.
Un altro esempio è l’insegnante che ha portato i bambini nell’orto di uno dei nonni, a raccogliere i bruchi dai cavoli, li hanno poi messi in una teca a scuola, accudendoli e restando poi sorpresi allo spuntare delle prime farfalle.
A volte i bambini non riescono nemmeno a esprimere correttamente a parole le loro scoperte, ma a questo livello le insegnanti non lo considerano assolutamente un problema.
Ci si può domandare se non sia prematuro affrontare argomenti così ‘impegnativi’ in età così precoci, ma secondo gli esperti in psichiatria infantile non è affatto un problema, purché siano utilizzati gli approcci corretti; in età così basse è difficile fare ragionamenti astratti, ma quando invece si tratta di toccare, manipolare, assaggiare, usare i sensi o fare verifiche delle idee che ogni bambino ha spontaneamente, allora è molto utile.

Fonte: repubblica.it

Coding per 1 milione di studenti

18 novembre 2015
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Viene chiamata ‘coding’ in lingua anglosassone l’attività di scrivere ‘codice’, ovvero di dare istruzioni ad un computer (o in generale ad una macchina ‘automatica’) tramite una descrizione preventiva ‘codificata’ (programma) delle operazioni da eseguire in base ad eventuali ’situazioni’ (input).
Secondo il ministero dell’istruzione (miur) questa capacità è da considerare strategica per la formazione di alunni e studenti, utile a qualsiasi tipo di percorso formativo, e non semplicemente riservata a chi si specializzerà in ambiti legati a ingegneria o informatica.
Per questi motivi il ministero ha deciso di promuovere varie iniziative, aperte a tutte le scuole interessate, tramite il progetto “programma il futuro”.
L’obbiettivo sperato è di coinvolgere 1 milione di studenti nel prossimo anno scolatico e possibilmente arrivare a 3 milioni nel giro di 5 anni.

Fonte: lastampa.it

Se il pc a scuola non aiuta i ragazzi: “Risultati peggiori in lettura e scienze”

11 novembre 2015
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Sono arrivati i risultati di un dossier dell’OCSE (l’organizzazione dei paesi più industrializzati al mondo), relativi all’utilizzo dei computer, di internet e delle nuove tecnologie nella formazione scolastica.
Il quadro che emerge è un po’ particolare: sebbene da un lato l’uso di strumenti informatici migliora per certi versi le capacità di apprendimento degli studenti, dall’altro sembra chiaro che questo non sempre sia vero, in certe situazioni l’utilizzo smoderato di internet e delle nuove tecnologie, al contrario, peggiora il rendimento degli studenti in certe materie.
Sembra sia dimostrato il vecchio adagio che dice “la virtù sta nel mezzo”.
Il rapporto sostiene che, da un lato, se gli studenti non sono capaci di muoversi, o meglio ‘navigare’, nello scenario digitale in cui bene o male siamo ormai tutti immersi, avranno problemi a integrarsi completamente nella società che li circonda, a qualsiasi livello, visto che la ‘digitalizzazione’ oramai permea praticamente tutti gli aspetti della nostra vita: economico, sociale, culturale.
Dall’altro lato, secondo i risultati dei test comparativi su cui è basato il dossier, quando gli studenti usano le nuove tecnologie in modo massiccio, mostrano segni di carenze nelle materie di lettura, matematica e scienze.
La disponibiltà delle tecnologie informatiche risulta anche avere impatti diversi a seconda delle condizioni economiche degli studenti stessi: secondo il dossier, gli studenti ‘poveri’ che usano molto internet vanno molto peggio a scuola. Inoltre la diversa disponibilità di accesso alle tecnologie scolastiche non fa che allargare le differenze di formazione (skills divide) tra studenti più ricchi, che hanno quindi più possibilità di accedere a tali risorse, e studenti più ‘poveri’ che ne hanno meno.
Secondo il rapporto, in Italia le performance degli studenti sono migliorate negli ultimi decenni, ma si crede che ciò sia dovuto probabilmente al fatto che da noi l’uso di internet e delle nuove tecnologie a scuola non sia ancora così avanzato come in altri paesi, che invece iniziano, più dell’Italia, a soffrire delle problematiche di un uso intensivo di risorse informatiche a scuola, avendo cominciato a introdurre tali metodologie di insegnamento prima che nel nostro paese.
In effetti, in base ai dati del dossier, risulta che in Italia il computer è usato in classe per una quantità di tempo inferiore alla media dei paesi analizzati, e che le nazioni con le migliori performance di lettura digitale e matematica al computer usano il pc sono in una minoranza delle loro scuole.
Il dossier cerca anche di dare qualche spiegazione ai risultati emersi:
In primo luogo viene posto l’accento sull’importanza del rapporto tra studente e docente, che si ritiene sia basilare per un proficuo apprendimento, mentre spesso gli strumenti tecnologici in questo ambito portano più che altro a ‘distrarre’ da questo legame, finendo a volte con il perderlo; questo vale sia per lo studente ma eventualmente anche per il docente stesso, che potrebbe ‘perdere di vista’ il suo allievo se l’interazione avviene soprattutto tramite meccanismi più tecnologici ma anche più ‘impersonali’.
Un altro aspetto messo in evidenza è il fatto che molto spesso i progressi nella tecnologia non sono accompagnati da corrispondenti adeguamenti nella metodologia didattica, in pratica si finisce per utilizzare gli strumenti tecnologici più moderni con un sistema pedagogico pensato e progettato nel secolo precedente.
Infine emerge che i software disponibili per l’educazione sono generalmente di livello molto scarso se paragonati, ad esempio, al livello dei ‘giochi elettronici’ che gli adolescenti conoscono e sono abituati a ‘maneggiare’.
Se gli studenti si limitano a usare internet per copiare e incollare le risposte corrette, non diventeranno migliori, in pratica la tecnologia può migliorare un buon sistema di apprendimento, ma non può sostituirne uno pessimo o che non esiste, in effetti è solo uno strumento che può eventualmente aiutare molto, ma non è una soluzione automatica al problema dell’educazione.
Secondo chi ha preparato il rapporto, i docenti dovrebbero essere chiamati in causa non solo per stimolare la crescita di innovazioni digitali, ma anche per progettarle; ed in effetti pare che gli insegnanti che integrano meglio le lezioni con il computer siano anche i più innovativi e i più vicini ai loro studenti.

Fonte: repubblica.it

Al via la piattaforma web per l’autovalutazione

12 agosto 2015
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E’ finalmente disponibile, accessibile tramite web, la piattaforma di autovalutazione che gli istituti scolastici potranno utilizzare per confrontarsi tra di loro, individuare i loro punti di forza e debolezza, e rendere pubblici grazie a internet, verso cittadini e genitori, informazioni su vari indicatori ’standardizzati’ per tutte le scuole.
Grazie a questa piattaforma, come spiegato dal sottosegretario del ministero, si otterranno molteplici vantaggi: i genitori avranno informazioni sulla scuola in cui mandano i loro figli, il ministero avrà un quadro di insieme e sarà in grado di rilevare eventuali criticità e aiutare a porvi rimedio, e le scuole avranno indicazioni chiare su come auto-analizzarsi.

Fonte: La Stampa

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