L’allarme è stato lanciato dall’Istituto di Ortofonologia (Ido) di Roma in una indagine intitolata “La scuola dell’obbligo ed i disturbi specifici dell’apprendimento”.
Dai dati rilevati pare che nelle scuole elementari viene diagnosticato come difficoltà nell’apprendimento la dislessia a circa il 18-20% dei bambini. Questo dato dagli esperti dell’Ido è ritenuto gonfiato e non può rispecchiare la realtà. Si ipotizza che tra tutti i bambini ritenuti dislessici, solamente un 3% lo sarebbe veramente.
La dislessia è una sindrome che si manifesta con la difficoltà di imparare la lettura, la scrittura o il calcolo in tempi normali e con i normali metodi d’insegnamento adottati.
Il vero problema, più che il disturbo d’apprendimento, sembrano essere invece i nuovi ritmi che i bambini subiscono non solo nella scuola ma anche nella vita. In un’intervista, il direttore della Ido Federico Bianchi di Castelbianco ci spiega che: “Se prima i bambini avevano due anni di tempo per imparare a scrivere e a leggere, ora ci si aspetta che facciano tutto in tre mesi. I tempi di apprendimento si sono abbreviati e questo li può portare a sentirsi inadeguati di fronte alle pretese degli adulti. L’errore è quello di considerare i bambini più intelligenti di quelli di 20 anni fa solo perché gli stimoli della modernità hanno fatto in modo che abbiano intuizioni intellettive più alte”.
Fonte: LaStampa.it
Prosegue la fase di progettazione per “Scuola 2.0”, in altre parole la sperimentazione per la totale digitalizzazione all’interno del mondo della Scuola. Per il prossimo anno scolastico (2012/2013) saranno coinvolti 13 istituti sparsi nel territorio italiano.
E’ stato presentato a Roma da Microsoft Italia l’applicazione “KitXKid” studiata assieme all’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, che avvicinerà i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado ai programmi del pacchetto Office.
Il direttore generale per gli studi, la statistica e i sistemi formativi del Ministero dell’Istruzione dichiara: “Il progetto partirà inizialmente in 13 istituti, anche se stiamo cercando di ampliarli a 15 attraverso l’utilizzo di fondi Pon. Il numero è esiguo rispetto agli 11 mila istituti in Italia, ma ci permetterà di monitorare con attenzione l’impatto della sperimentazione e seguire da vicino l’evoluzione”.
La creazione di un software standard per la gestione didattica di tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado, è un successivo passo dopo la diffusione di 40 mila lavagne interattive multimediali, le quali saranno collegate direttamente ai banchi per tablet, smartphone, netbook o e-reader secondo il tipo di tecnologia che si deciderà di dare a disposizione per gli studenti. Saranno inoltre dislocate antenne Wi-Fi per poter avere accesso ad internet ovunque nell’edificio.
Secondo il presidente di Microsoft International, Jean Philippe Courtois, a seguito della partnership con Giorgio Rembado (presidente dell’Associazione nazionale presidi) per la digitalizzazione dei professionisti della scuola e il rinnovamento della didattica, la sperimentazione raggiungerà presto 200 scuole italiane.
Fonte: La Stampa
L’iniziativa “scuola in chiaro” lanciata lo scorso 12 Gennaio dal ministro dell’istruzione ha permesso di avere un quadro più completo sulla spesa che i genitori devono sostenere all’inizio dell’anno scolastico.
Nella maggior parte dei licei scientifici e classici questi contributi provenienti dalle famiglie servono per pagare: corsi pomeridiani, assicurazione, attività sportive, gite e viaggi d’istruzione, giornalini d’istituto, recite teatrali, corsi di vario genere come lingua straniera, patentino della moto e patente informatica. Non solo, devono essere coperte anche le spese riguardanti: materiale di cancelleria, toner, carta per le fotocopie, carta igienica e detersivi. Il medesimo panorama si osserva anche negli altri licei sparsi sul territorio nazionale.
Un’inchiesta di Repubblica stila la classifica dei licei più cari presenti nelle grandi città italiane esaminando 223 licei che hanno pubblicato i dati relativi ai loro finanziamenti.
In testa si trova lo scientifico Cannizzaro di Roma con 82,3% di ricavi versati dai genitori, segue il classico Beccarla e il Manzoni di Milano con rispettivamente 80,3% e 80,1%.
Scendendo la penisola, il sostegno chiesto alle famiglie diminuisce, in quanto la quota dei finanziamenti pubblici aumenta. Si riscontra così un minore introito proveniente da privati che varia dal 28% nei licei napoletani fino ad arrivare al 19% nei licei pubblici di Palermo.
Suddividendo in base agli indirizzi, la classifica mostra che in testa alle scuole più care si piazzano i licei classici.
Questa situazione si è probabilmente creata a seguito dei tagli ai finanziamenti per l’autonomia scolastica apportati dal governo che ha quindi costretto le scuole a cercare altrove i fondi necessari mancanti.
Fonte: Larepubblica.it
Le statistiche indicano un aumento dei bambini e ragazzi con problemi di sovrappeso e obesità in tutti gli stati dell’Unione; i vari Ministeri dell’Istruzione Europei stanno cercando di correre ai ripari avvicinando i propri studenti alle abitudini del mangiare sano prendendo come esempio il regime alimentare della dieta Mediterranea.
L’educazione alimentare stà diventando una disciplina sempre più considerata nell’ Unione Europea. Attualmente sta aumentando l’inserimento della disciplina nei programmi scolastici nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.
In Portogallo è già presente da vari anni tra gli insegnamenti curriculari e in Italia sarà inserita con l’inizio del 2012.
Lo scopo principale, oltre alla formazione, è quello di avvicinare i ragazzi al consumo di frutta e verdura in sostituzione delle merendine confezionate e snack grassi, alla sostituzione delle bibite gassate con più salutari succhi di frutta avvicinando il ritorno all’abitudine di bere l’acqua.
L’educazione alimentare verrà organizzata anche come attività extrascolastica, di conseguenza oltre che alle classiche lezioni frontali verranno organizzate iniziative che avranno lo scopo non solo di coinvolgere gli studenti, ma anche le loro famiglie, il personale scolastico, il mondo agricolo, della distribuzione, della vendita e della comunicazione.
Fonte: Tecnicadellascuola.it