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UNIVERSITÀ ITALIANA: DATI E STATISTICHE SUL PERSONALE ACCADEMICO

28 marzo 2018

L’Ufficio di Statistica del Miur si occupa della rilevazione, dell’analisi e della pubblicazione dei dati riguardanti le scuole, gli alunni ed il personale scolastico. Nel mese di febbraio, ha reso disponibile uno studio avente l’obiettivo di indagare la “consistenza numerica del personale delle università e degli istituti universitari statali e non statali”.

La prima parte del Focus traccia un quadro sintetico sulle componenti principali del personale universitario di tutti gli atenei italiani. Nell’anno accademico 2016/2017, le risorse umane universitarie ammontano a circa 125.600 unità, a cui si aggiungono 25.770 docenti non di ruolo. Secondo le statistiche, i docenti a contratto trovano maggiormente impiego negli atenei non statali (67%), mentre negli atenei statali tale percentuale risulta essere il 27%; da sottolineare come essi siano soprattutto uomini, superati dal 58.5% di donne impiegate nel settore tecnico-amministrativo.

La seconda parte del Focus approfondisce alcuni aspetti relativi al personale docente e ricercatore. In particolare, tale personale ammonta a 64.321 unità e costituisce una struttura piramidale.

Infografica Personale Accademico

Interessante è evidenziare la figura degli assegnisti di ricerca, studiosi selezionati con bandi pubblici dagli atenei per lo svolgimento attività di ricerca: si contano in tutti gli atenei statali 26.5 titolari di assegni di ricerca ogni 100 docenti a contratto.

Tale piramide è caratterizzata dalla cosiddetta segregazione verticale, una situazione comune in tutta Europa: sono sempre meno le donne in toga in quanto la presenza femminile diminuisce al progredire della carriera.

Pochi sono i professori di ruolo; quasi 26.000 risultano essere a contratto (esperti in materia reclutati per specifiche esigenze didattiche, scelto a seguito di selezioni pubbliche, per soli titoli, solitamente per un anno accademico, eventualmente rinnovabile), statisticamente se ne contano 37 ogni 100 docenti negli atenei statali.

Anche la distribuzione del personale per ambito disciplinare risulta poco omogenea: in percentuale, il maggior numero dei docenti si occupa di Scienze Mediche (16.3%), mentre il solo il 2% afferisce all’area Scienze della Terra.

L’età media dei docenti negli atenei statali è di 52 anni: l’età massima la raggiungono i professori ordinari (59 anni), l’età minima i titolari di assegni di ricerca (35 anni).

Riassumendo, la fotografia che il Miur ha scattato sul personale docente delle università italiane ha evidenziato la presenza di sempre meno toghe. E sempre più precarie. L’università italiana ha, per così dire, perso per strada, in sette anni, 4650 professori e ricercatori: dai 58.885 nel 2010/2011 siamo passati ai 54.235.

Gran Premio delle scuole: in testa i Licei anche quest’anno

26 marzo 2018

Il 6 febbraio 2018 si sono chiuse le iscrizioni scolastiche per l’anno 2018/2019; le iscrizioni hanno coinvolto 1.455.850 studentesse e studenti dalla primaria alla secondaria di secondo grado.

Nonostante la riforma degli istituti professionali proposta dal ministro G. Toccafondi, dai dati e dalle statistiche del Miur si apprende che, anche quest’anno, i licei si confermano in testa alle preferenze, soprattutto delle ragazze. Lo Scientifico con i suoi indirizzi (Scienze applicate e Sportivo) risulta il più scelto (25.6% rispetto al 25.1% dello scorso anno); aumentano anche le iscrizioni al Classico, Scienze Umane e Linguistico. Liceo Musicale e liceo Coreutico si confermano stabili e scelti principalmente dalle ragazze. Lieve calo invece per il liceo Artistico che passa dal 4.2% dello scorso anno al 4.1, così come l’Europeo-Internazionale.
Anche quest’anno, il Lazio si conferma la regione con la maggior percentuale di iscritti ai licei, con il 68.1%. Seguono Abruzzo, Campania, Umbria e Sicilia.

Diceva il ministro Toccafondi: “È stato approvato un percorso di istruzione professionale che dialoga con il mondo del lavoro e delle professioni, con meno materie e il potenziamento delle ore di laboratorio”. Di fatto però, il settore professionale subisce un calo, passando al 14% dei ragazzi rispetto al 15,1% dello scorso anno, mentre un terzo degli studenti italiani (30,7%) ha scelto un Istituto tecnico, preferendo il settore economico e il tecnologico.
A livello regionale, il Veneto è ancora la regione con meno ragazzi che scelgono gli indirizzi liceali e la prima nella scelta dei tecnici; seguono Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Regione leader nella scelta di professionali è invece la Basilicata, a cui seguono Emilia Romagna, Campania e Puglia.

Fonte: www.miur.gov.it

Metti alla prova il tuo Italiano e migliora le tue abilità linguistiche con l’app gratuita del Miur

15 giugno 2017
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“Sfida l’italiano” è il nome scelto per l’applicazione realizzata dal Miur e da Paolo Corbucci, Ugo Cardinale e Massimo Fagotto.

L’applicazione è scaricabile gratuitamente e senza alcun costo dall’App Store (fruibile su iphone 5/6/7 ossia iOS dalla versione 10) e su Google Play (Android dalla versione KitKat del 2013 in poi) e fruibile solo su cellulare (no tablet) e permette di affrontare le stesse sfide che coinvolgono un numero sempre più in aumento di studenti alle Olimpiadi di Italiano.

Sette anni fa, al debutto delle olimpiadi di italiano parteciparono 800 ragazzi. Per citare alcuni numeri solo quest’anno (ossia 2016-2017) si sono iscritti 57559 ragazzi e 1110 scuole.

Di fatto l’applicazione permette di sfidarsi in singolar tenzone tra colpi di verbi e stoccate di anali logica in due modalità.

La prima è attraverso una sfida univoca verso se stessi e la seconda con altri utenti che utilizzano la applicazione creando quindi un possibile confronto costruttivo che porta a migliorare le competenze linguistiche.

Di fatto vengono presentate diverse domande a difficoltà crescente con il tempo che si incrementa di conseguenza.

Vince chi risponde correttamente nel minor tempo possibile e le classifiche restano online permettendo quindi ai giocatori di migliorarsi continuamente.

L’app è scaricabile su play store qui: “Sfida l’Italiano – App per Android

L’app è scaricabile dal app store qui: “Sfida l’Italiano – App per iOS

Primavera dell’università: “La fuga dei cervelli è costata 23 miliardi”

11 maggio 2016
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Sessantotto rettori di altrettante università italiane si sono incontrati per fare il punto della situazione riguardo l’università italiana.
L’esito della riunione, in termini molto riassunti, è che il governo sta finalmente cominciando a muoversi, ma ancora molto lentamente.
La situazione è che in Italia c’è la percentuale di laureati più bassa di tutta europa, circa la metà della media dei paesi industrializzati, di gran lunga inferiore ad ogni altro paese europeo.
Il numero di docenti in Italia è anch’esso drammaticamente inferiore agli altri paesi, gli investimenti dedicati all’università sono di molto inferiori persino a paesi come la Corea del Sud e la Germania.
Negli ultimi anni gli altri paesi europei hanno aumentato i fondi per l’università, chi più chi meno, da pochi punti percentuali fino in certi casi anche al 20%, mentre in Italia sono stati invece tagliati fin quasi del 10%.
Sembra di assistere all’inesorabile declino dell’università italiana: man mano che passano gli anni si trovano meno studenti, meno ricercatori, meno dottori di ricerca.
Parliamo di diritto allo studio: in Italia le borse di studio sono usufruite da meno del 9% degli studenti, in altri paesi si va anche dal 40 all’80%.
Anche i privati investono molto meno nell’università italiana in confronto ad altri paesi.
Eppure, nonostante questa drammatica carenza di risorse, la ricerca in Italia è attualmente allo stesso livello dei migliori atenei americani e asiatici, è un vero e proprio miracolo italiano, ma i miracoli non possono durare a lungo.
In pratica gli studenti italiani si laureano nel nostro paese e poi vanno a lavorare altrove, dove possono ricevere remunerazioni più adeguate, facendo una stima si può parlare di decine di miliardi di ‘capitale umano’ che emigra all’estero invece di contribuire alla crescita dell’Italia, dando così luogo in sostanza ad un costo invece che ad un investimento.
Si arriva al paradosso che chi guarda all’Italia dall’estero resta sorpreso di come sia possibile che le università italiane riescano ancora a resistere e a produrre un qualche tipo di ricerca, ma ovviamente questa capacità che sa del miracoloso non può continuare.
Nonostante il dramma, l’Italia è ancora ottava come numero di pubblicazioni scientifiche, sesta come numero di citazioni autorevoli, prima per numero di lavori prodotti rapportati al numero di ricercatori.
Si parla spesso di università ’sprecona’ e ‘corrotta’, ma la verità è il contrario, la nostra università riesce a fare autentici ‘prodigi’ rispetto alle risorse di cui può disporre, e questo nonostante la burocrazia statale imperante introdotta con le riforme degli ultimi; secondo molti i docenti sono costretti a passare più tempo a riempire carte per dimostrare la loro ‘attività’ che ad insegnare.
Alcuni di loro sono anche in grado di capire la necessità di compromessi tra l’autonomia e la gestione trasparente delle risorse, ma l’assoluta mancanza di flessibilità non può far altro che ’strozzare’ l’attività di ricerca, il compromesso dovrebbe arrivare da ambo le parti in causa o non si tratta più di un ‘compromesso’.

Fonte: repubblica.it

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