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La scelta del lavoro la fanno i giovani… o i genitori?

19 novembre 2014
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In Italia il 54% dei giovani ammette di esser influenzato dai genitori sul proprio sviluppo professionale. Più della metà vorrebbe imparare ancora dalla famiglia e il 40% dei genitori ritiene di non aver dato abbastanza appoggio ai propri figli.

In altri paesi si registrano valori nettamente differenti come il 92% per l’India, il 76% per l’Australia, il 72% per gli Stati Uniti e il 62% per la Spagna. Dall’altra parte invece troviamo la Svezia con solo il 35%.

Nei paesi dell’Europa del sud, come l’Italia del resto, i genitori hanno una notevole influenza sui propri figli anche perché è la famiglia che fa l’investimento sul giovane. Il rischio di una situazione tale è che verranno portati avanti sempre e solo le professioni svolte anzitempo dai genitori, provocando, oltre ad uno squilibrio in campo professionale vista anche la continua variazione delle esigenze del mercato, una polarizzazione sempre più netta tra chi è stato consigliato dalla famiglia e chi no, anche a livello di possibilità lavorativi avranno sempre più facilità ad inserirsi nel mondo del lavoro mentre i secondi una crescente difficoltà.

Discorso differente è per il nord Europa, in questo caso non son i genitori ma è lo Stato che finanzia studi e affitti ai maggiorenni e questo implica automaticamente una maggior libertà dei giovani.

In Italia il 35% dei genitori è convinto di non trasmettere a pieno le competenze utili per affrontare il mondo professionale come:

- il problem solving (44%);
- la perseveranza (42%);
- l’integrità (39%);
- la capacità organizzativa e di gestione del tempo (37%).

Fonte: ilSole24Ore

Rende di più l’università o un immobile?

12 novembre 2014
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Secondo una ricerca di Career Paths, azienda specializzata nella costruzione di percorsi di carriera e professionali dalla scuola secondaria all’università, un investimento nell’educazione può valere fino a 16 volte un investimento immobiliare per il proprio figlio.

La differenze tra i due rendimenti è stata quantificata confrontando due differenti ipotesi:

- costi e redditi generati da quattro differenti esperienze universitarie;

  • laurea triennale;
  • laurea magistrale;
  • laurea in Bocconi;
  • laurea presso un college americano appartenente alla Ivy League.

- affitto di un appartamento a Milano da 200mila euro.

I dati son ricavati dal rapporto per quanto riguarda le università fra stipendio medio a un anno dalla laurea e investimento totale per conseguirla, per l’immobile fra affitto incassato nello stesso lasso di tempo e costo dell’abitazione.

In dettaglio, l’investimento medio per una triennale è di 19.050 € che rapportato ad uno stipendio medio da 13.200 € annui indica un tasso di rendimento del 69%.
Per quanto riguarda una laurea magistrale l’investimento quinquennale è di 31.750 euro e rapportandolo allo stipendio medio annuo di questa classe di laureati pari a 16.800 € indica un rendimento del 53%.
Una laurea quinquennale in bocconi costa circa 85 mila € e rapportandola ad un rendimento annuo di 44.346 € riscontriamo un rapporto del 52%.
Per le super università i numeri cambiano, un percorso completo ricalca un investimento totale di circa 200mila dollari, in media il reddito annuo è intorno ai 60mila dollari, con un rendimento relativo del 30%.

Ora veniamo agli immobili: un appartamento da 200mila euro può fruttare in media 8.400€ annui ovvero circa il 4,2%.

Il valore di un investimento è da interpretare come qualcosa che generi un reddito futuro valido e tra immobili e università vince sicuramente la seconda, sia in Italia che all’estero!

Fonte: ilSole24Ore

Studenti lavoratori a Catanzaro

27 agosto 2014
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Ogni università italiana pone le proprie regole riguardo lo status di studente lavoratore.
Un caso eclatante è stato quello di Catanzaro, più in particolare per quanto riguarda la facoltà di Giurisprudenza.

Per poter esser considerati studenti lavoratori l’università richiedeva un anno di contributi ed un contratto a tempo indeterminato. Tutto ciò era sostanzialmente improponibile in quanto l’unico lavoro degli studenti a tempo indeterminato è quello di trovare un lavoro!

Dopo 5 anni di battaglie, il Rappresentante e Coordinatore della Consulta Studenti Damiano Carchedi ha ottenuto una svolta decisiva portando il requisito minimo a contratti a tempo determinato da almeno 3 mesi o, altrimenti, un impegno non inferiore alle 300 ore con versamento di contributi all’Inps o una partita IVA aperta.

FONTE: skuola.net

Università e borse di collaborazione

23 luglio 2014
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Tanti studenti ormai hanno la necessità di trovare un lavoretto per portare a casa qualche soldo, per mantenersi se sono studenti fuori sede o magari semplicemente per aver qualche ingresso in più, durante gli anni che passano all’università.

Spesso però è difficile trovare un’occupazione che si incastri perfettamente con il tempo da dedicare allo studio a casa e con quello per frequentare le lezioni in università.

Proprio per questo motivo è nata la possibilità di lavorare tra i banchi della propria facoltà, senza perdite di tempo e conciliando perfettamente con gli orari accademici.

Gran parte delle borse di collaborazione offrono incarichi all’interno di uffici dedicati agli studenti e biblioteche. Nel primo caso i ragazzi possono aiutare altri studenti a scegliere il percorso di studi giusto, attraverso lo sportello orientamento, a preparare la tesi di laurea o a trovare tirocini e stage a chi ne fa richiesta, all’interno degli uffici tesi o stage. Nel secondo caso son disponibili incarichi presso le biblioteche di facoltà o all’interno delle aule multimediali e informatiche.

Per chi ha già svolto un’esperienza all’estero è possibile inoltre lavorare presso l’ufficio Erasmus, dove le principali mansioni consistono nella gestione delle pratiche degli studenti in partenza e nell’accoglienza dei ragazzi stranieri nelle università italiane.

Altre possibilità lavorative con le borse di collaborazione sono la radio universitaria e varie attività di tutorato delle matricole.

Ogni università emette più o meno borse di collaborazione in base alle proprie disponibilità economiche e in più o meno settori in base alle proprie esigenze. Per poterne usufruire è spesso richiesto il superamento di alcuni esami di base ed un certo voto di media accademica.
Oltre a possedere questi requisiti è necessario tenere d’occhio il sito della propria università per poter cogliere al volo l’uscita del bando relativo alle borse di collaborazione e poter presentare domanda.

FONTE: La Stampa