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Laurearsi in fretta per lavorare prima? “Spesso non conviene”

3 febbraio 2016
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In questi tempi di crisi molti studenti universitari si chiedono se sia preferibile completare il corso di studi il più presto possibile, o se invece sia meglio cercare di ottenere un voto alto anche se questo potrebbe comportare l’allungamento del periodo di studio.
Non tutti sono d’accordo su quale sia la scelta migliore di questi tempi.
E’ vero che inserirsi prima nel mondo del lavoro può aiutare a “partire prima” nella “corsa” a procurarsi un reddito, che di questi tempi non è una cosa facile da trovare, ma d’altro canto secondo alcuni il rischio di “bruciarsi” rapidamente in un mercato così impietoso, come lo è particolarmente in tempi di crisi, è tutt’altro che remoto.
Secondo certe statistiche l’età media a cui gli studenti conseguono il titolo di laurea si sta abbassando negli ultimi anni, sembra quindi che la tendenza attuale sia di cercare di ‘uscire prima’ dal mondo scolastico, magari per poter poi ottenere rapidamente il primo impiego possibile.
Il problema è che questo ‘approccio’ non è detto che porti ad un lavoro stabile: spesso le aziende sono sempre in cerca di personale con competenze molto specifiche, di cui hanno necessità per poter inseguire il business che di questi tempi è in continua evoluzione, ma questo stesso tipo di aziende è pure altrettanto pronto a rimpiazzare le nuove leve con altre più nuove non appena cambiano le competenze necessarie a ‘cavalcare’ il business del momento.
Potrebbe quindi rivelarsi più utile, per chi si laurea, cercare piuttosto di ottenere, anche se potrebbe servire più pazienza, comunque un posto che sia consono con gli studi effettuati, in modo che le competenze acquisite con lo studio possano ottenere una valorizzazione anche a lungo termine.

Fonte: repubblica.it

A 86 anni si iscrive alle superiori, Non è mai troppo tardi per il diploma

29 luglio 2015
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Dopo essere riuscito a conseguire la licenza media tre anni orsono, ora ci prova con il diploma, è la storia di un artigiano della pietra ultra-ottantenne siciliano della provincia di Palermo, che non avendo potuto studiare in gioventù per problemi economici si sta rifacendo ora del tempo perduto.
Sì, perché nonostante l’impossibilità di pagarsi gli studi il maestro artigiano ha sempre avuto un interesse per la lettura e l’apprendimento.
La sua conoscenza pratica della lavorazione della pietra sarà approfondita e perfezionata nel corso di studi presso l’istituto tecnico per geometri a cui si è iscritto.
La sua intenzione è anche di far capire alla generazione attuale che lo studio è molto importante, al punto che le difficoltà economiche non gli hanno comunque mai impedito di leggere e farsi una cultura autonomamente per quanto gli era possibile.
La storia della sua vità è stata un po’ burrascosa: da giovane ha lavorato anche clandestinamente nelle miniere in Francia, e successivamente, durante e dopo il suo servizio di leva, nelle ferrovie, ma ha sempre avuto la passione per la lavorazione della pietra che l’ha portato a realizzare anche dei piccoli capolavori artistici che attualmente adornano alcune delle chiese nel palermitano.

Fonte: La Stampa

Ecco le dieci università che danno accesso ad un lavoro sicuro

31 dicembre 2014
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Il mercato del lavoro è in crisi però al mondo ci son alcune università che permettono, una volta conseguita una laurea o un master all’interno delle loro mura, un accesso diretto in questo mondo anche solo citandole in sede di colloquio di lavoro.

Di seguito i primi 10 posti della classifica QS World Universities Rankings 2014/2015 che mette a confronto tutte le università mondiali determinando ogni anno Top e Flop.

#1 University of Oxford: l’eccellenza inglese con una retta da 9mila sterline l’anno
#2 Cambridge University: seconda inglese anche lei con una retta da 9mila sterline l’anno
#3 Harvard University: l’elite americana da 60mila dollari l’anno
#4 Massachusetts Institute of Technology: posizionata a Boston per 45mila dollari l’anno
#5 Stanford University: la californiana da 62mila dollari l’anno
#6 London School of Economics and Political Science: terza inglese da 9mila sterline l’anno
#7 Imperial College London: un’altra londinese da 9mila sterline l’anno
#8 London Business School: quinta inglese nella top 10 da 6mila e 700 sterline per anno
#9 Insead: prima francese da 50mila dollari l’anno
#10 National University of Singapore: unica asiatica nella top 10, da 15 a 129mila dollari l’anno

Gran parte delle università sopraccitate, nonostante abbiano prezzi spaventosi, è possibile frequentarle comunque risparmiando qualcosa in quanto permettono di usufruire di prestiti, finanziamenti e soprattutto di borse di studio, date per vari motivi: per merito, per fascia di reddito o se si è studenti internazionali, tutte con la possibilità di coprire dal 20% al 100% della rata annuale.

La prima italiana della lista è la Bocconi di Milano che si trova al 33° posto.

Fonte: TGCOM24

Alla ricerca dell’orientamento perduto!

3 dicembre 2014
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In seguito al raggiungimento del diploma di maturità gli ex studenti riguardano il proprio percorso lasciato alle spalle e tanti di loro si pentono delle scelte fatte a 13 anni.

Il 24% degli studenti sceglierebbe un istituto o un indirizzo di studi differente da quello intrapreso e, guardando al futuro, uno su sei non ha ancora deciso se andare a lavorare o proseguire il proprio percorso di studi.

Secondo le statistiche di AlmaLaurea  circa il 46% cambierebbe l’indirizzo o la scuola: uno su dieci sceglierebbe un altro istituto, il 7% avrebbe preferito intraprendere un differente corso all’interno della propria scuola, mentre uno su quattro avrebbe scelto tutt’altra scuola e indirizzo.

Il motivo di questi ripensamenti per due studenti su cinque è dovuto principalmente ad una questione di interessi, ovvero avrebbero preferito studiare altre materie. Il 22% perché si è reso conto che seguendo un’altra strada si sarebbe preparato meglio al mondo del lavoro. Il 15% invece non si sente abbastanza preparato per il corso universitario che affronterà successivamente.

Ma guardiamo avanti… il 15% degli studenti non ha ancora deciso se proseguire o meno i propri studi. I più incerti, il 23%, sono quelli degli istituti tecnici seguiti da quelli dei professionali, 19%. Solo il 7% dei liceali invece è ancora indeciso, infatti gran parte di loro son già propensi a frequentare l’università in quanto il loro indirizzo gli ha fornito una scarsa specializzazione per il mondo del lavoro.

In totale il 65% dei liceali andrà all’università e il motivo per cui gran parte di loro son spinti verso questa scelta, il 93%, è la possibilità di svolgere il lavoro dei propri sogni, che solitamente necessita una laurea specifica. Altri due fattori che influenzano questa scelta sono la possibilità di approfondire i propri interessi culturali, questo per il 90% di loro, e quella di aver un lavoro ben retribuito in futuro, per l’88%.

Dopo l’università, sia triennale che specialistica, circa la metà dei neolaureati del 2013 s’è comunque pentita della scelta della propria facoltà.

Fonte: La Stampa

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