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Se il pc a scuola non aiuta i ragazzi: “Risultati peggiori in lettura e scienze”

11 novembre 2015
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Sono arrivati i risultati di un dossier dell’OCSE (l’organizzazione dei paesi più industrializzati al mondo), relativi all’utilizzo dei computer, di internet e delle nuove tecnologie nella formazione scolastica.
Il quadro che emerge è un po’ particolare: sebbene da un lato l’uso di strumenti informatici migliora per certi versi le capacità di apprendimento degli studenti, dall’altro sembra chiaro che questo non sempre sia vero, in certe situazioni l’utilizzo smoderato di internet e delle nuove tecnologie, al contrario, peggiora il rendimento degli studenti in certe materie.
Sembra sia dimostrato il vecchio adagio che dice “la virtù sta nel mezzo”.
Il rapporto sostiene che, da un lato, se gli studenti non sono capaci di muoversi, o meglio ‘navigare’, nello scenario digitale in cui bene o male siamo ormai tutti immersi, avranno problemi a integrarsi completamente nella società che li circonda, a qualsiasi livello, visto che la ‘digitalizzazione’ oramai permea praticamente tutti gli aspetti della nostra vita: economico, sociale, culturale.
Dall’altro lato, secondo i risultati dei test comparativi su cui è basato il dossier, quando gli studenti usano le nuove tecnologie in modo massiccio, mostrano segni di carenze nelle materie di lettura, matematica e scienze.
La disponibiltà delle tecnologie informatiche risulta anche avere impatti diversi a seconda delle condizioni economiche degli studenti stessi: secondo il dossier, gli studenti ‘poveri’ che usano molto internet vanno molto peggio a scuola. Inoltre la diversa disponibilità di accesso alle tecnologie scolastiche non fa che allargare le differenze di formazione (skills divide) tra studenti più ricchi, che hanno quindi più possibilità di accedere a tali risorse, e studenti più ‘poveri’ che ne hanno meno.
Secondo il rapporto, in Italia le performance degli studenti sono migliorate negli ultimi decenni, ma si crede che ciò sia dovuto probabilmente al fatto che da noi l’uso di internet e delle nuove tecnologie a scuola non sia ancora così avanzato come in altri paesi, che invece iniziano, più dell’Italia, a soffrire delle problematiche di un uso intensivo di risorse informatiche a scuola, avendo cominciato a introdurre tali metodologie di insegnamento prima che nel nostro paese.
In effetti, in base ai dati del dossier, risulta che in Italia il computer è usato in classe per una quantità di tempo inferiore alla media dei paesi analizzati, e che le nazioni con le migliori performance di lettura digitale e matematica al computer usano il pc sono in una minoranza delle loro scuole.
Il dossier cerca anche di dare qualche spiegazione ai risultati emersi:
In primo luogo viene posto l’accento sull’importanza del rapporto tra studente e docente, che si ritiene sia basilare per un proficuo apprendimento, mentre spesso gli strumenti tecnologici in questo ambito portano più che altro a ‘distrarre’ da questo legame, finendo a volte con il perderlo; questo vale sia per lo studente ma eventualmente anche per il docente stesso, che potrebbe ‘perdere di vista’ il suo allievo se l’interazione avviene soprattutto tramite meccanismi più tecnologici ma anche più ‘impersonali’.
Un altro aspetto messo in evidenza è il fatto che molto spesso i progressi nella tecnologia non sono accompagnati da corrispondenti adeguamenti nella metodologia didattica, in pratica si finisce per utilizzare gli strumenti tecnologici più moderni con un sistema pedagogico pensato e progettato nel secolo precedente.
Infine emerge che i software disponibili per l’educazione sono generalmente di livello molto scarso se paragonati, ad esempio, al livello dei ‘giochi elettronici’ che gli adolescenti conoscono e sono abituati a ‘maneggiare’.
Se gli studenti si limitano a usare internet per copiare e incollare le risposte corrette, non diventeranno migliori, in pratica la tecnologia può migliorare un buon sistema di apprendimento, ma non può sostituirne uno pessimo o che non esiste, in effetti è solo uno strumento che può eventualmente aiutare molto, ma non è una soluzione automatica al problema dell’educazione.
Secondo chi ha preparato il rapporto, i docenti dovrebbero essere chiamati in causa non solo per stimolare la crescita di innovazioni digitali, ma anche per progettarle; ed in effetti pare che gli insegnanti che integrano meglio le lezioni con il computer siano anche i più innovativi e i più vicini ai loro studenti.

Fonte: repubblica.it

Maturità, la febbre da esame è già cominciata

22 luglio 2015
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Anche quest’anno è arrivato il tempo dell’esame di maturità per più di 500mila studenti italiani.
E anche quest’anno ogni studente interessato dall’esame di maturità cerca di prepararsi come può, facendo ipotesi sui temi, cercando informazioni ovunque su internet, contribuendo a modo suo, consciamente o inconsciamente, a generare il ‘brusio’, la ‘febbre da prestazione’, che si diffonde per tutto il web, o almeno in quella parte che in qualche modo è legata alla scuola.
La prima preoccupazione dei maturandi di quest’anno sembra essere la tesina di maturità, che è ritenuta particolarmente importante. Si cerca un argomento che ‘faccia colpo’ in modo da ‘partire con il piede giusto’ fin dall’inizio nei confronti soprattutto dei commissari esterni.
Le tematiche più ricercate riguardano argomenti come il sogno, il tempo, l’infanzia e le donne.
Riguardo la seconda prova, quest’anno ci saranno dei cambiamenti, al liceo scientifico la prova sarà più inerente a realtà pratiche, con riferimenti alla Fisica, mentre al liceo linguistico non sarà più possibile scegliere liberamente la lingua ma sarà decisa dal ministero.
Appaiono i primi pronostici sulle tracce d’esame: secondo i più Pirandello è l’autore ritenuto più probabile, mentre riguardo l’attualità sembra che l’Isis dovrebbe essere l’argomento del momento.
Sono però da considerare ’sul tavolo delle possibilità’ anche Dante Alighieri, di cui ricorre il 750mo anniversario di nascita, e l’intervento italiano nella prima guerra mondiale, di cui ricorre il centenario.

Fonte: La Stampa

Miur e Telecom uniti per lo sviluppo della scuola digitale: “EducaTi”

14 gennaio 2015
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Il presidente di Telecom, Giuseppe Recchi, ha deciso di stanziare 60 milioni di euro in tre anni a favore di un progetto per sviluppare il sistema scolastico italiano partendo dalla tecnologia.

“EducaTi” mira a promuovere il processo di digitalizzazione delle scuole con la sperimentazione di nuovi linguaggi e strumenti didattici. In particolare l’obiettivo è la diffusione di soluzioni digitali per supportare le metodologie didattiche innovative, promuovere iniziative sulla comunicazione e sulla formazione digitale per i docenti mettendo, inoltre, a disposizione delle scuole piattaforme di supporto alla digitalizzazione dei processi scolastici.

I punti focali di “EducaTi” sono:
- formazione di 15mila docenti della scuola primaria per renderli tutor digitali;
- promozione del concorso “YouTeach” che punta alla realizzazione da parte degli studenti delle scuole superiori di un video riguardante l’utilizzo sano e consapevole dei social network e di internet in generale;
- lancio della piattaforma di crowfunding “WeDo” volta al finanziamento di progetti didattici innovativi nel settore dell’istruzione e della cultura digitale.

Fonte: La Stampa

Università spagnole 2.0

8 ottobre 2014
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Dal rapporto del 2013 UNIVERSITIC è emerso che il budget dedicato alle università spagnole per le spese riguardanti il settore dell’ITC è diminuito del 2% ma, nonostante questo, le università continuano ad investire sulle nuove tecnologie.

Ci si rende conto di quanto la Spagna stia diventando tecnologica da alcuni fattori principali:
- almeno due aule universitarie su tre possiedono un proiettore;
- oltre il 95% degli studenti utilizza piattaforme virtuali dedicate al mondo universitario per utilizzare la posta o per accedere ai contenuti da studiare disponibili;
- il 92% degli istituti utilizza il servizio di gestione online delle biblioteche;
- le connessioni wifi superano i 6 milioni di utenti annui.

Oramai oltre la metà delle università spagnole possiede un piano strategico IT, ogni università non fornita dei giusti strumenti tecnologici non può più corrispondere alle esigenze dettate dai sistemi educativi attuali.

FONTE: west

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