Diploma Università

All’università, ma all’estero: parte la sfida dei test

8 aprile 2015
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Cosa fare dopo la maturità? A volte si potrebbero attraversare oceani, magari con l’idea di non tornare, sempre che al nostalgia non lo impedisca. E’ una strada scelta sempre più dai giovani italiani. Si mette la vita in un trolley, si scelge un ateneo straniero e si decide di fare un’esperienza indimenticabile.

Non si parte per un breve periodo, come avviene con l’Erasmus, ma in una trasferta molto lunga che durerà anni. Lo mostrano i dati Unesco. Ci si prepara già in primavera perché la concorrenza è spietata e spesso i posti sono a numero chiuso.

L’unione europea è la destinazione più semplice perché le norme comunitarie garantiscono parità di trattamento a tutti gli studenti, ma occorre comunque verificare che il titolo di studio sia riconosciuto.

La parte più difficile è quella economica, le cifre e le norme variano molto da paese a paese: in certi posti nemmeno si paga, in quanto gli studenti in certi paesi hanno diritto all’istruzione gratuita, in altri il costo degli studi è comunque abbastanza alto, in altri ancora i costi sono alti ma esistono vari livelli di aiuto economico per gli studenti più meritevoli o più disagiati, fino ad arrivare anche a contributi per l’affitto e il mantenimento.

Tra le possibilità non sono da escludere anche i college americani, ma l’ammissione a questi istituti richiede sia tenacia che impegno, ed è densa di test e regole da rispettare. E’ indispensabile cominciare a pensarci già almeno un anno prima, le procedure cambiano da università a università ma per lo più sono comunque basate su test simili all’Invalsi.

Sentendo le opinioni di chi ha intrapreso questa strada, i costi maggiori sembrano comunque essere quelli emotivi, chi ha già provato di solito ritiene di aver fatto bene, ma ammette che quando ha iniziato non si rendeva conto di quanto sarebbe stato impegnativo.

Fonte: La Stampa

4.700 studenti in viaggio per un’esperienza all’estero

11 novembre 2011
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E’ uscito di recente il 3^ rapporto dell’Osservatorio Nazionale sull’Internazionalizzazione delle scuole e della mobilità studentesca, ovvero, l’organo di controllo che gestisce le esperienze di studio dei nostri studenti per studiare un anno all’estero.
Partendo subito da una panoramica generale su tutto il territorio nazionale, constatiamo che il 50% delle scuole sono state coinvolte in almeno un progetto internazionale.
Il Nord d’Italia è il più coinvolto con un incremento di iscritti di circa il 4% a questo tipo di esperienza, mentre se guardiamo il sud delle isole notiamo un calo del 10%.
In numeri assoluti sappiamo che sono 4700 i ragazzi e ragazze che sono tornati a casa da una esperienza internazionale, e le mete preferite sono stati i paesi anglosassoni con Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna in testa.
Comunque, nonostante alti e bassi, per gli studenti e per i genitori italiani è vantaggioso svolgere un’avventura educativa di questo tipo.
L’unico vero freno a questo genere di iniziative, potrebbe essere il periodo di crisi economica che influirebbe sulle spese di mantenimento del ragazzo/a all’estero.
Considerando il lato di insegnati e presidi, pare che l’arrivo di studenti stranieri che vogliono seguire un anno scolastico in Italia sia frenato da alcune “barriere”: in primis gli scarsi finanziamenti (a detta del 36% dei dirigenti scolastici) e la modesta conoscenza delle lingue straniere, ritenuta carente dal 74% dei docenti.

La ricerca è stata effettuata dalla Ipsos, analizzando un campione di 402 scuole in tutta Italia, comprensivi di 892 docenti di 7 regioni in tutto il territorio nazionale:

Basilicata
Campania
Friuli Venezia Giulia
Lombardia
Marche
Molise
Toscana

E’ possibile consultare tutta la documentazione della ricerca su www.scuoleinternazionali .org

Fonte: LaStampa.it