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Test invalsi 2015, studenti italiani sempre a due velocità. Immigrati accelerano

2 dicembre 2015
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Stanno arrivando i primi dati sui testi invalsi di quest’anno, e in generale sembrano dello stesso tenore degli anni scorsi, per esempio confermano le differenze ‘croniche’ tra la preparazione degli alunni delle scuole del sud Italia e quelli del nord.
Ma emergono anche delle differenze: ad esempio, sebbene gli studenti stranieri siano comunque indietro rispetto agli autoctoni, questo divario sembra ridursi, specialmente se il confronto si fa tra gli italiani e i cosiddetti stranieri di seconda generazione, cioè quelli nati in Italia e che quindi hanno frequentato da sempre le scuole in Italia.
Secondo i dati del rapporto le differenze tra le varie regioni italiane sono molto piccole all’inizio delle elementari ma il divario si allarga in modo allarmante man mano che si sale con le classi, fino ad arrivare a differenze notevoli, sia in italiano che in matematica, tra le regioni del nord Italia e quelle del sud.
Nonostante certe polemiche che hanno circondato i test, l’istituto INVALSI ha già pianificato come evolverà nei prossimi anni, si prevede di rendere i test completamente informatizzati, in modo che sia possibile erogarli totalmente in automatico grazie ai computer. In questo modo si pensa che sarà anche possibile ridurre almeno in parte certi costi organizzativi.

Fonte: repubblica.it

Se il pc a scuola non aiuta i ragazzi: “Risultati peggiori in lettura e scienze”

11 novembre 2015
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Sono arrivati i risultati di un dossier dell’OCSE (l’organizzazione dei paesi più industrializzati al mondo), relativi all’utilizzo dei computer, di internet e delle nuove tecnologie nella formazione scolastica.
Il quadro che emerge è un po’ particolare: sebbene da un lato l’uso di strumenti informatici migliora per certi versi le capacità di apprendimento degli studenti, dall’altro sembra chiaro che questo non sempre sia vero, in certe situazioni l’utilizzo smoderato di internet e delle nuove tecnologie, al contrario, peggiora il rendimento degli studenti in certe materie.
Sembra sia dimostrato il vecchio adagio che dice “la virtù sta nel mezzo”.
Il rapporto sostiene che, da un lato, se gli studenti non sono capaci di muoversi, o meglio ‘navigare’, nello scenario digitale in cui bene o male siamo ormai tutti immersi, avranno problemi a integrarsi completamente nella società che li circonda, a qualsiasi livello, visto che la ‘digitalizzazione’ oramai permea praticamente tutti gli aspetti della nostra vita: economico, sociale, culturale.
Dall’altro lato, secondo i risultati dei test comparativi su cui è basato il dossier, quando gli studenti usano le nuove tecnologie in modo massiccio, mostrano segni di carenze nelle materie di lettura, matematica e scienze.
La disponibiltà delle tecnologie informatiche risulta anche avere impatti diversi a seconda delle condizioni economiche degli studenti stessi: secondo il dossier, gli studenti ‘poveri’ che usano molto internet vanno molto peggio a scuola. Inoltre la diversa disponibilità di accesso alle tecnologie scolastiche non fa che allargare le differenze di formazione (skills divide) tra studenti più ricchi, che hanno quindi più possibilità di accedere a tali risorse, e studenti più ‘poveri’ che ne hanno meno.
Secondo il rapporto, in Italia le performance degli studenti sono migliorate negli ultimi decenni, ma si crede che ciò sia dovuto probabilmente al fatto che da noi l’uso di internet e delle nuove tecnologie a scuola non sia ancora così avanzato come in altri paesi, che invece iniziano, più dell’Italia, a soffrire delle problematiche di un uso intensivo di risorse informatiche a scuola, avendo cominciato a introdurre tali metodologie di insegnamento prima che nel nostro paese.
In effetti, in base ai dati del dossier, risulta che in Italia il computer è usato in classe per una quantità di tempo inferiore alla media dei paesi analizzati, e che le nazioni con le migliori performance di lettura digitale e matematica al computer usano il pc sono in una minoranza delle loro scuole.
Il dossier cerca anche di dare qualche spiegazione ai risultati emersi:
In primo luogo viene posto l’accento sull’importanza del rapporto tra studente e docente, che si ritiene sia basilare per un proficuo apprendimento, mentre spesso gli strumenti tecnologici in questo ambito portano più che altro a ‘distrarre’ da questo legame, finendo a volte con il perderlo; questo vale sia per lo studente ma eventualmente anche per il docente stesso, che potrebbe ‘perdere di vista’ il suo allievo se l’interazione avviene soprattutto tramite meccanismi più tecnologici ma anche più ‘impersonali’.
Un altro aspetto messo in evidenza è il fatto che molto spesso i progressi nella tecnologia non sono accompagnati da corrispondenti adeguamenti nella metodologia didattica, in pratica si finisce per utilizzare gli strumenti tecnologici più moderni con un sistema pedagogico pensato e progettato nel secolo precedente.
Infine emerge che i software disponibili per l’educazione sono generalmente di livello molto scarso se paragonati, ad esempio, al livello dei ‘giochi elettronici’ che gli adolescenti conoscono e sono abituati a ‘maneggiare’.
Se gli studenti si limitano a usare internet per copiare e incollare le risposte corrette, non diventeranno migliori, in pratica la tecnologia può migliorare un buon sistema di apprendimento, ma non può sostituirne uno pessimo o che non esiste, in effetti è solo uno strumento che può eventualmente aiutare molto, ma non è una soluzione automatica al problema dell’educazione.
Secondo chi ha preparato il rapporto, i docenti dovrebbero essere chiamati in causa non solo per stimolare la crescita di innovazioni digitali, ma anche per progettarle; ed in effetti pare che gli insegnanti che integrano meglio le lezioni con il computer siano anche i più innovativi e i più vicini ai loro studenti.

Fonte: repubblica.it

Al via la piattaforma web per l’autovalutazione

12 agosto 2015
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E’ finalmente disponibile, accessibile tramite web, la piattaforma di autovalutazione che gli istituti scolastici potranno utilizzare per confrontarsi tra di loro, individuare i loro punti di forza e debolezza, e rendere pubblici grazie a internet, verso cittadini e genitori, informazioni su vari indicatori ’standardizzati’ per tutte le scuole.
Grazie a questa piattaforma, come spiegato dal sottosegretario del ministero, si otterranno molteplici vantaggi: i genitori avranno informazioni sulla scuola in cui mandano i loro figli, il ministero avrà un quadro di insieme e sarà in grado di rilevare eventuali criticità e aiutare a porvi rimedio, e le scuole avranno indicazioni chiare su come auto-analizzarsi.

Fonte: La Stampa

E’ utile che i bambini continuino a scrivere a mano

5 agosto 2015
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Secondo il parere di un noto professore di neurologia, anche nei tempi moderni di intensa digitalizzazione e uso dei computer, l’esperienza di imparare a scrivere a mano da parte dei bambini è fondamentale.
Rispetto alla scrittura manuale su un foglio, la scrittura tramite tastiera, ammette il professore, è un grosso vantaggio negli adulti perché consente una maggiore rapidità nella stesura dello scritto.
Da questa considerazione stanno nascendo pressioni per introdurre nelle scuole elementari l’insegnamento di questa forma di scrittura in luogo della più tradizionale a penna.
Ma il professore non è d’accordo e ricorda che sono stati compiuti studi che pongono delle obiezioni, sia per ragioni neurobiologiche che psicologiche.
Per esempio è stato evidenziato che il riconoscimento delle lettere è molto agevolato se il bambino impara a tracciarne la forma con la mano piuttosto che se si limita a premerne il relativo tasto sulla tastiera.
Secondo alcuni studi pare che anche la semplice lettura di testo scritto a mano attivi le aree del cervello responsabili delle attività motorie, cosa che non sembra accadere con le lettere stampate.
In altre parole, secondo i ricercatori esiste nel cervello un meccanismo particolare per cui l’osservazione di una azione faciliterebbe la sua percezione visiva, per questo motivo privare il bambino di tale stimolo ‘visivo’ lo può portare in qualche modo ad una certa forma di handicap.
Secondo il professore, a prescindere dagli studi neurologici in merito, esiste comunque anche un aspetto psicologico: la scrittura manuale, con la sua ‘lentezza’, consente di avere il tempo per una migliore organizzazione del pensiero, mentre una scrittura più rapida può portare ad una maggiore superficialità e ad usare più spesso espressioni stereotipate.
La conclusione è che la scelta tra insegnare la scrittura a mano o a tastiera fa parte di un sistema di scelte che alla fine influenzerà il modo in cui si svilupperà la società nel futuro.
Occorre decidere se si preferisce optare per un tipo di insegnamento volto più alla rapidità, e quindi alla quantità, a scapito della qualità, o se si ritiene invece più opportuno formare le future generazioni in modo che abbiano un maggior senso per la riflessione a lungo termine, e quindi presumibilmente una maggiore consapevolezza verso le conseguenze delle proprie scelte.

Fonte: La Stampa

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