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Il voto di religione farà media

12 maggio 2010
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Il Consiglio di Stato riabilita la sentenza del Tar. La Gelmini esulta, e rientrano i docenti esclusi dagli scrutini.
ROMA – Il Consiglio di Stato ha accolto quella che è la posizione del ministero dell’Istruzione ovvero la religione contribuisce all’attribuzione del credito scolastico dell’alunno.
A dare la notizia è il dicastero di viale Trastevere. Il ministro dell’Istruzione accoglie con soddisfazione la notizia che il Consiglio di Stato ha riconosciuto la legittimità delle ordinanze nelle quali si stabiliva che per l’attribuzione del credito scolastico, determinato dalla media dei voti riportata dall’alunno, occorreva considerare il giudizio espresso dall’insegnante di religione.

La Gelmini inoltre ha sottolineato che il Consiglio di Stato ha stabilito che, nel caso l’alunno scegliesse di avvalersi di tale insegnamento, la materia diventa per lo studente obbligatoria e partecipa all’attribuzione del credito scolastico.

Anche il Vaticano espresse un forte richiamo nei mesi scorsi, sostenendo come l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole sia identico a quello di ogni altra disciplina e non può essere sostituito con la spiegazione del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica religiosa.

E’ una vera e propria materia scolastica con la stessa esigenza di sistematicità e di rigore delle altre. Fu la Congregazione per l’educazione cattolica a scendere in campo tramite una lettera ai vescovi. La Gelmini si era schierata a favore in quanto era convinta che in Italia l’ora di religione doveva essere non l’ora di catechismo, ma l’ora in cui si insegna la religione cattolica.

Anche i docenti di religione, circa 25mila in Italia, avevano protestato sostenendo che si rischiava di creare professori di serie A e di serie B anche perché a seguito della decisione del Tar la maggior parte di essi veniva esclusa dagli scrutini.

Fonte: Quotidianonet

Il Consiglio di Stato stoppa la riforma delle superiori.

18 dicembre 2009
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Contestati i regolamenti che andrebbero oltre le delega concessa dal parlamento.

ROMA – Il Consiglio di Stato ha fermato la riforma delle superiori che, nell’intenzione del ministro Gelmini, sarebbe dovuta partire dal prossimo anno scolastico.

Il Consiglio di Stato contesta che i Regolamenti emanati dal ministro vanno ben oltre la delega concessa dal Parlamento. Minor numero di ore e materie, con l’obiettivo di ridurre i costi ed il personale non rientrano nella delega che prevede, a parere dei magistrati, la sola ridefinizione dei curricula vigenti nei diversi ordini di scuola anche tramite la razionalizzazione dei piani di studio ed i relativi quadri orari.

Il secondo punto riguarda la realizzazione dei Dipartimenti scolastici per la valutazione, che porterebbero all’eliminazione dei collegi dei docenti, in contrasto tra l’altro con la legge sull’autonomia scolastica.
Il Consiglio di Stato chiede al ministero il chiarimento dei punti contestati e si riserva il giudizio definitivo.
Sono però alle porte le vacanze di Natale, le commissioni parlamentari di Camera e Senato dovranno, per cui, prendere visione e dare una valutazione al nuovo testo dei regolamento, considerando che il termine ultimo per le iscrizioni al nuovo anno scolastico è stato già fissato al 27 febbraio 2010.

Ma il rischio è che tutto vada a slittare all’anno scolastico 2011-2012.

Il Consiglio di Stato ha quindi invitato il ministero ad porre dei chiarimenti sui tre schemi di regolamento approvati in prima lettura dal consiglio dei ministri e momentaneamente all’esame delle commissioni parlamentari, riservandosi però la facoltà di disporre l’audizione del Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero.

Alla luce di ciò le Commissioni parlamentari non hanno ancora espresso i richiesti pareri che dovranno tenere anche conto del pronunciamento dei magistrati, ed intanto dal fronte sindacale arriva la richiesta di rinviare di un anno il debutto della riforma.

Fonte: repubblica.it

Nuovamente a rischio le nomine dei docenti precari.

31 ottobre 2009
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La Gelmini ancora bocciata.

ROMA- Il Consiglio di Stato ha dato ragione ai migliaia di supplenti che si sono rivolti alla giustizia amministrativa, dichiarando illegittimo la norma che ha portato alla formazione delle “code” nelle graduatorie ad esaurimento.
L’inserimento in graduatoria deve essere fatto secondo il punteggio, il che comporta dunque il rifacimento di tutte le graduatorie in tempi record.

Lo scorso Aprile, il ministro Gelmini firmò un decreto riguardante l’aggiornamento delle graduatorie dei precari. Tale norma presentava una novità rispetto al passato ovvero graduatorie bloccate per due anni e possibilità di inserimento solamente in coda su tre province oltre quella di appartenenza.
Il provvedimento tendeva dunque a tutelare i precari delle regioni del nord, che molto spesso vengono scalzati nelle immissioni in ruolo e nell’attribuzione delle supplenze più lunghe dai colleghi del sud. Non potendosi spostare in un’altra provincia, i docenti precari del sud possono esser nominati dopo i colleghi autoctoni.

L’Anief rilevò subito l’incongruenza della norma e si rivolse al Tar, il quale in più occasioni si è pronunciato a favore di questa tesi.
Ma la Gelmini ha emanato nel mese di Luglio una nota che invitava gli Uffici scolastici provinciali e regionali a non sottomettersi alle ordinanze della magistratura amministrativa, procedendo invece alle assegnazioni delle immissioni in ruolo e delle supplenza annuali dalle graduatorie di coda in attesa dell’esito del Consiglio di Stato.

Se la sentenza del Consiglio di Stato verrà applicata, gli 8.000 docenti immessi in ruolo nel mese di Agosto potrebbero perdere la nomina.
Lo stesso discorso vale per i supplenti nominati prima dell’avvio dell’anno scolastico.

Fonte:repubblica.it