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Classi scolastiche miste o separate? Si torna a parlarne

20 aprile 2012
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Ritorna in discussione l’organizzazione delle classi scolastiche riportando in auge un dibattito iniziato nel 2006 negli Stati Uniti. Sono varie le argomentazioni di chi è a favore e di chi è contro.

Proviamo ad elencare i principali argomenti analizzati da chi sostiene le varie teorie:

Approccio diverso: Uno degli aspetti trattati è lo stile d’apprendimento. Chi è a favore di classi separate spiega che le differenze tra il cervello femminile e maschile in età infantile determinano un diverso stile d’apprendimento e di conseguenza giustificherebbe un approccio differenziato. Chi è contro invece considera le differenze cerebrali come minime: un volume leggermente maggiore del cervello maschile, e una maturazione più precoce di quello femminile, ma nessuna delle due caratteristiche viene ricondotta alla capacità di apprendere.

Contesto educativo: L’aspetto analizzato è la diversità d’apprendimento legata al contesto educativo. Nella neuropsichiatria infantile i geni maschili e femminili concorrono a determinare differenze e sono influenzate dal contesto di apprendimento. Prima della pubertà i bambini capiscono e imparano a conoscere loro stessi anche analizzando le differenze con gli altri, cosa che nelle classi separate è accentuata e di conseguenza più utile. Chi è contro la separazione delle classi afferma la veridicità neuropsichiatrica, ma non sarebbe sufficiente a giustificare la separazione. Molte statistiche indicano che dove avvengono esclusioni, di qualsiasi tipo, il rendimento scolastico cala.

Efficienza di scuole “separate”: A sostegno delle varie tesi sono stati portati esempi pratici dei due sistemi di insegnamento. Chi è a favore di classi miste ha mostrato degli esempi di scuole dove i rendimenti scolastici sono superiori alla media. Chi è contro valuta gli esempi portati sottolineando che riguardano scuole private frequentate da appartenenti a famiglie di posizione sociale alta e che richiedono test di ingresso selettivi.

Fonte: Corriere.it