Diploma Università

A Foligno i bulli fanno volontariato

19 settembre 2013
Commenti disabilitati

Per tutti i ragazzi indisciplinati, i bulli e quelli che si sono concessi l’ennesima bravata è arrivata una nuova punizione. Da tempo la Caritas folignate collabora con l’ufficio scolastico regionale accogliendo gli studenti più scalmanati per trasformare la loro punizione in qualcosa di utile.
La “punizione” di questi ragazzi consiste nel metterli in contatto con il lato più difficile della realtà, quello degli emarginati, delle famiglie problematiche e delle vittime della crisi.
Esser puniti diventa quindi un’effettiva esperienza formativa molto più utile ed edificante della classica sospensione, magari con l’obbligo di frequenza, che non sempre ottiene risultati positivi.

FONTE: Studenti.it

La “tolleranza zero” non funziona con i bulli

28 settembre 2012
Commenti disabilitati

Tramite un studio svolto dalla University of Virginia pare che adottare un metodo educativo di “tolleranza zero” nei confronti dei bulli a scuola non sia una vera e propria soluzione.
O meglio, sospendere o espellere un ragazzo che compie atti di bullismo permette di avere meno bulli a scuola, ma dal lato educativo si è constatato che è in crescita anche il numero degli studenti che abbandonano il corso di studi o che cambiano a scuola.

«Nelle scuole in cui invece si valuta con maggior attenzione il comportamento dello studente invece di espellere automaticamente, c’è un ricorso a rimedi più efficaci, come il counseling con esperti e incontri con i genitori», ha spiegato Dewey Cornell, ricercatore del Virginia Youth Violence Project a capo dello studio pubblicato sulla rivista School Psychology Review.

«L’approccio migliore per risolvere il problema è quindi quello di valutare con attenzione volta per volta i casi di violenza e minacce a scuola», ha concluso lo scienziato.

Fonte: LaStampa.it

Bullismo in calo a scuola, in aumento sul web

22 agosto 2012
Commenti disabilitati

Si è svolta anche quest’anno l’indagine proposta e condotta dalla Società Italiana della Pediatria (S.I.P) dal titolo “Abitudini e stili di vita degli adolescenti”, dove si è cercato di capire tramite statistiche come si sviluppano le relazioni sociali tra i giovani nei confronti dei casi di bullismo, sia per chi lo subisce che per chi lo sfrutta.

In questa edizione, sono stati raccolti i dati relativi all’anno 2011. Si conferma una contrazione, quantomeno, della percezione del fenomeno da parte degli adolescenti.
A dichiarare di aver assistito (qualche volta o spesso) ad atti di bullismo è il 54% del campione. Un dato assoluto certamente non basso, ma significativamente minore rispetto al 61,5% registrato lo scorso anno e – soprattutto – rispetto al 75% del 2008. Pare che questa contrazione non sia vera, in realtà sembra che ci sia uno spostamento degli atti di bullismo dalla “vita reale a quella virtuale”, con l’arrivo dei social network e l’aumento dell’utilizzo di Internet, risulta che le azioni di bullismo si svolgano sempre di più nella rete.

Fonte: Scuola e Web.it

Meno bulli in classe con le lezioni d’altruismo

27 giugno 2012
Commenti disabilitati

La scuola media “Giuseppe Garibaldi” di Genzano, città dell’area dei Castelli Romani, è stata la prima ad aver iniziato un progetto educativo completamente inedito per ottimizzare la lotta contro il bullismo.
Di fatto, è stato pianificato ad hoc un programma scolastico costruito in modo che tutte le materie fossero studiate ed interiorizzate con i valori della “pro-socialità”.

Con questo termine, s’intende quell’insieme di comportamenti volontari diretti a portare beneficio agli altri, non solo come fattore protettivo, ma anche come “aiuto” per i soggetti ritenuti a rischio di comportamenti delinquenziali.

La facoltà di Psicologia dell’università, la Sapienza di Roma, ha svolto una ricerca analizzando gli studenti della scuola media per tutto l’anno scolastico scorso (2010/2011) rilevando che i comportamenti pro-sociali sono il risultato di tendenze pro-sociali spontanee, presenti in misura diversa in tutti, che sono identificate e poi rafforzate e incanalate.
“Prima ci sono queste tendenze, poi arriva concretamente il rispetto per le persone, ma anche per la natura, la generosità, la capacità di cooperare. Poiché anche le migliori intenzioni non si traducevano necessariamente in azioni” – spiega Gian Vittorio Caprara, docente ordinario responsabile del progetto – “l’intervento sugli studenti prevedeva anche strategie per garantire lo sviluppo delle abilità pro-sociali, della consapevolezza di esserne in possesso. I piccoli dovevano diventare capaci di regolare le proprie emozioni e di saper gestire rabbia, tristezza, paura, ma anche gioia, entusiasmo, curiosità.”.
Testato il modello su un gruppo normativo a Genzano, il progetto si è trasferito in Lombardia, dove si è aggiunto un nuovo filone.

Fonte: La Stampa.

t>