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Sempre meno probabilità di lavoro, crescono i laureati in inglese ed informatica.

7 luglio 2009

L’analisi fatta da AlmaLaurea mostra possibilità di lavoro sempre più in discesa anche dopo il “3+2”

L’undicesimo rapporto di AlmaLaurea ha riguardato un campione di 190 mila neolaureati del 2008 proveniente da 49 università italiane diverse.
L’analisi ha trattato il contesto socio-formativo, le condizioni della scelta del percorso di studio e la qualità percepita nell’opinione dei laureati.
Qui di seguito sono riportati i risultati dell’analisi:

Voti alti e più giovani. Nel 2001 riuscivano a raggiungere il titolo, senza andare fuori corso, solo il 9,5 per cento dei neolaureati. Oggi arrivano alla stessa meta il quadruplo dei giovani con una media complessiva pari a 103 su 110 e una media ancora più elevata per gli studenti del “3+2″ che ottengono un voto di 108,7 su 110.
Mediamente l’età si aggira intorno ai 27 anni nonostante il crescente numero dei “fuori quota”, ovvero di coloro che si iscrivono all’università anche molti anni dopo avere conseguito la maturità.

Più conoscenza di informatica e lingue. Tra il 2001 e il 2008 la conoscenza della lingua inglese tra i giovani è cresciuta del 7%.
Risultati migliori invece si hanno avuto nel campo informatico, dove i neolaureati dell’ultimo anno sono aumentati del 10% rispetto al 2001.

Origini sociali e promozioni formative. Il 72% dei neolaureati ha conseguito la laurea di terzo livello per la prima volta.
Inoltre è aumentata anche la percentuale di laureati provenienti da famiglie meno favorite, passando da un 20,5% nel 2004 ad un 23% oggi.

I “fuori quota”. In questi ultimi c’è stato un aumento di coloro che si iscrivono all’università anche qualche anno dopo avere compiuto i diciannove anni. Nell’ultimo anno sono aumentati fino a 63 mila iscritti, rispetto ai 17mila del 2001. Il fenomeno è maggiormente evidenziato se si pensa che quelli che entrano, o rientrano, in facoltà con anni di ritardo passano dal 2,8% al 6,5%.

Vicinanza a casa. Nel tempo i laureati di primo livello, hanno mostrato una tendenza a seguire e completare gli studi nelle facoltà presenti dove hanno residenza. Oggi sono il 51,3%.
Invece i laureati del triennio vanno sempre meno all’estero a fare esperienze di studio, il perché è legato alla diminuzione degli anni di studio, all’intenso ritmo di lezioni e di prove ed alla crescente difficoltà a sostenere i costi per la permanenza all’estero.

Il dopo laurea. Molti sono i giovani che intendono proseguire gli studi. Infatti basta pensare che tra quelli che hanno terminato il triennio, il 77% si ripresenta. Come del resto fa anche il 43% degli studenti “3+2″.

Fonte: repubblica.it

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