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La battaglia delle tabelline

27 gennaio 2016

Sembra che dopo anni di discussioni gli studenti inglesi saranno costretti, entro i 9 anni, a studiare le tabelline a memoria fino al 12, e i loro progressi saranno verificati e cronometrati attraverso un esame al computer.
L’iniziativa apre parecchie polemiche e considerazioni anche da parte degli esperti nell’educazione.
Da un lato, c’è chi ricorda certe ‘figuracce’ di vari politici e primi ministri del passato, che di fronte a domande a bruciapelo sulle tabelline in varie occasioni diedero risposte errate, dall’altro ci sono le considerazioni di vari esperti sia di educazione che di matematica, che sono quanto meno perplessi di fronte a questa presa di posizione.
Il fatto è che, secondo molti esperti, imparare le tabelline semplicemente ‘a memoria’, senza comprendere effettivamente cosa significano realmente dal punto di vista matematico, è più deleterio che altro; in pratica si corre il rischio che nelle migliori delle ipotesi i bambini le imparino semplicemente come imparerebbero una qualsiasi filastrocca, mentre negli altri casi semplicemente non farebbero altro che instillare nei bambini già in tenera età un’inutile avversione per la matematica e magari anche per tutte le materie di stampo scientifico in generale.
Ad esempio uno dei docenti universitari interpellati, esperto in didattica della matematica presso una prestigiosa università, ammette senza problemi che le tabelline non le ha mai davvero memorizzate, in quanto si tratterebbe solo di un’attività mnemonica sostanzialmente slegata dall’apprendimento della matematica vera e propria in sé.
In pratica viene molto criticato proprio l’approccio smodatamente volto a sottolineare la capacità di sapere le tabelline a memoria anche in condizioni di pressione psicologica, piuttosto che la capacità di approcciare in modo ‘ragionato’ ai problemi, che invece costituirebbe l’essenza vera della matematica.
Detto in altri termini, si ritiene che si dovrebbe insegnare ai bambini come ragionare sui problemi per trovare le soluzioni corrette, piuttosto che inculcargli conoscenze semplicemente meccaniche.
Anche chi è favorevole all’insegnamento delle tabelline promosso dal governo britannico ammette che comunque è molto importante usare un approccio ‘corretto’, che non si trasformi invece in un veicolo di frustrazione per un bambino la cui personalità tutto sommato è ancora in fase di sviluppo.
Qualcuno paragona le tabelline per la matematica all’alfabeto per l’italiano, senza sapere correttamente l’alfabeto è difficile scrivere componimenti, così senza sapere le tabelline può essere arduo fare correttamente i conti, ma forse è solo arduo farli a mente, per farli velocemente basta usare la calcolatrice, mentre può essere più utile acquisire la conoscenza critica di saper capire se le tabelline mandate a memoria sono corrette oppure no.

Fonte: repubblica.it

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