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Meno borse, più tasse, niente alloggi: studenti universitari in affanno

14 ottobre 2015

Il Comitato nazionale degli studenti universitari (CNSU) ha pubblicato il suo rapporto relativo alla situazione degli studenti universitari in Italia, vista dal punto degli studenti stessi.
Il quadro che emerge non sembra molto confortante: nonostante gli sforzi dei governi negli ultimi anni, nel tentativo di far fronte ai problemi di carenza di fondi disponibili, sembra che i risultati tardino ad arrivare.
Gli studenti italiani che usufruiscono di borse di studio diminuiscono, mentre in moltri altri paesi europei (Francia, Germania, Spagna) stanno aumentando, e non di poco (almeno del 33%, ma fino anche al 59% in più). Non solo, ma lo sconforto sale ulteriormente confrontando con gli altri paesi le percentuali assolute di studenti che in Italia ricevono una borsa di studio: mentre qui da noi si attestano al 2%, negli altri paesi partono da circa il 20% fino ad arrivare anche a più del 50% o persino più del 90% in certi paesi (Olanda).
Leggendo questi dati in effetti non si può evitare di pensare che i fondi destinati alle borse di studio in Italia siano obbiettivamente risibili.
Ma non basta, il rapporto indica anche da dove vengono i fondi destinati alle borse di studio in Italia: quasi la metà arrivano da tasse versate dagli studenti stessi, in pratica gran parte delle borse di studio in Italia sono finanziate dagli studenti stessi, i fondi statali (regionali e nazionali) coprono solo poco più della metà.
Questa situazione di mancanza cronica di copertura ovviamente provoca delle ripercussioni, molti studenti che sarebbero formalmente idonei a ricevere gli aiuti a causa del loro bassissimo reddito, in realtà non riescono a ricevere nulla per l’insufficienza dei fondi disponibili.
C’è poi la questione degli alloggi per gli studenti che sono costretti a spostarsi fuori sede per studiare: nonostante siano anni che se ne parla, le agevolazioni, invece che aumentare, diminuiscono sempre di più, aggravando la situazione per gli studenti non benestanti che siano costretti a studiare lontano da casa.
Infine il rapporto parla della dispersione universitaria, nonostante le riforme degli ultimi anni che hanno riarticolato il percorso di studi in modo che fosse diviso in cicli di durata inferiore (meno anni per le lauree ‘brevi’ più eventuali anni integrativi), la percentuale di studenti che abbandona gli studi universitari, o che finisce ‘fuori corso’, non sembra diversa dai dati in essere prima della riforma.
Per capire quanto la situazione universitaria italiana sia poco desiderabile, il rapporto mette anche a confronto la quantità di studenti italiani che va a studiare all’estero con la quantità di studenti stranieri che viene a studiare in Italia: per ogni 100 studenti italiani che ‘emigrano’ ci sono solo 80 stranieri che preferiscono studiare in Italia, segno che in generale le università straniere sono più appetibili.

Fonte: repubblica.it

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