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“Lezioni di orto” a scuola

28 maggio 2012

Un nuovo modo per sviluppare conoscenze scientifiche può essere proposto con l’introduzione di un orto che gli alunni coltivano e curano. Un laboratorio a cielo aperto che permette di trasformare la scuola in un qualcosa di vivo, di cui prendersene cura in grado di far riscoprire ai ragazzi la pazienza,  capacità di osservare e curare per poi raccogliere i frutti nati dal lavoro effettuato.

Per la scuola questa scelta rappresenta un passo di qualità perchè l’orto non è una simulazione ma una realtà vera e propria commenta Gianfranco Zavalloni, dirigente scolastico e punto di riferimento per chi segue il progetto degli orti didattici. Ci vuole tuttavia impegno e continuità per portare avanti quest’iniziativa ma i risultati non mancano, sottolinea Nadia Nicoletti, maestra dal 1975, che è stata una delle pioniere degli orti a scuola. Con due libri pubblicati su questa iniziativa e molta esperienza vissuta, incoraggia questo tipo di attività in quanto l’orto è trasversale perchè consente di fare scienza, botanica, storia, geografia, matematica, poesia ed arte; inoltre coltivare è un’esperienza rilassante e liberatoria sia per piccoli che per adulti.

Un problema può essere la durata, spesso vengono iniziati nuovi progetti ma con il trasferimento dell’insegnante che se ne occupa, l’esperienza termina li. Per questo il progetto di orto didattico dello Slow Food chiede agli istituti interessati un impegno di almeno tre anni, attivando protocolli di intesa con le scuole e di avvio della formazione per gli insegnanti.

Le prime realtà dell’orto sono nate nel 2004 e da allora fino ad oggi sono circa 430, sparsi in tutta Italia, gli istituti che hanno aderito al protocollo per poter creare questo tipo di attività.

FONTE: Repubblica

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