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Il governo si è dichiarato favorevole alla riforma delle università.

12 novembre 2009

Cambieranno le modalità di elezione dei rettori, arriveranno anche il fondo per il merito degli studenti più meritevoli ed i codici etici anti-parentopoli.

ROMA – La riforma dell’università in 4 mosse: governance, valutazione a livello qualitativo, reclutamento e diritto allo studio.

Il governo ha varato il provvedimento che rilancerà il sistema universitario italiano, premiando il merito e la razionalizzazione delle risorse.

Ora spetterà al Parlamento esprimersi e trasformare in legge i 15 articoli della proposta.
I ministri Gelmini e Tremonti sono soddisfatti della riforma, mentre gli studenti dell’Unione degli universitari contestano le novità e invitano l’esecutivo a togliere i tagli al Fondo di finanziamento ordinario e finanziare le borse di studio, l’edilizia universitaria ed i progetti per la cittadinanza studentesca.

Nei prossimi anni dunque si assisterà alla riduzione delle facoltà, all’abilitazione nazionale per docenti e ricercatori ed al codice etico contro le parentopoli.

La presenza di soggetti esterni negli organismi principali delle università garantirà gestioni economiche più oculate e valutazioni più obiettive; mentre il numero dei ricercatori, reclutati attraverso nuove modalità, crescerà rispetto al totale dei docenti.

Al fine di razionalizzare la spesa, gli atenei potranno fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili; mentre i bilanci dovranno rispondere ai maggiori criteri di trasparenza.
I finanziamenti verranno erogati in base alla qualità della didattica e della ricerca.

Per gli atenei in crisi finanziaria scatta il commissariamento.
Il rettore potrà rimanere in carica fino un massimo di 8 anni, il Senato accademico ed il Consiglio di amministrazione saranno più snelli ed avranno funzioni distinte: il primo gestirà la didattica, mentre il secondo la spesa. Inoltre ciascun ateneo dovrà dotarsi di un Nucleo di valutazione a maggioranza esterna.

La Gelmini ha posto anche le mani sui concorsi e sulla qualità dell’insegnamento. Infatti attraverso diversi decreti legislativi verrà istituita l’Abilitazione scientifica nazionale per professori e ricercatori.
Il titolo verrà assegnato da una commissione con componenti italiani e stranieri, attraverso la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche.

Le università potranno reclutare in 3 modi i loro professori e ricercatori attraverso:
-valutazione comparativa ;
-chiamata diretta per chiara fama;
-chiamata diretta sic et simpliciter;

1/3 dei posti disponibili verrà coperto dal personale interno all’università che bandisce il concorso. La parte restante sarà ad appannaggio di insegnanti e ricercatori esterni all’ateneo in questione.
Per garantire la qualità del sistema universitario i docenti dovranno garantire un impegno di 1.500 ore annue, di cui 350 dedicate alla didattica.

Infine verrà agevolato l’accesso alla carriera accademica dei giovani studiosi.
Fonte:repubblica.it

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