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Maturità: 6 trucchi per memorizzare velocemente

25 maggio 2016
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Un esperto nella memorizzazione rapida di informazioni, autore di un libro molto venduto e detentore di un record nel guinness dei primati ci svela le sei tecniche più importanti per studiare velocemente le materie in vista degli esami di maturità.
Per prima cosa è importante darsi delle priorità: spesso si dice che basta il 20% dell’impegno per ottenere l’80% del risultato, e questo vale anche per lo studio in preparazione degli esami, in effetti è assodato che per qualsiasi professore di qualsiasi materia esistono degli argomenti, e quindi delle domande, che sono sempre le ‘più gettonate’, occorre quindi individuarle e concentrarsi particolarmente su di esse. E’ inutile cercare di studiare tutta la materia in dettaglio se si ha poco tempo a disposizione, meglio ottimizzare le risorse concentrandole dove ‘rendono’ di più.
Per scoprire le domande e gli argomenti più importanti può essere utile studiare insieme ai compagni più ’secchioni’, o se possibile prendere appunti alle lezioni, o accedere agli appunti specifici delle lezioni del docente; in questo modo si potrà fare il punto degli argomenti più importanti su cui concentrarsi.
Un’altra cosa importante è dare una prima lettura ‘leggera’ al libro di testo da studiare; è importante, prima di iniziare la fase di memorizzazione vera e propria, capire come è ’strutturata’ la materia, o il libro di testo. Scorrere quindi l’indice, cercare e leggere se esiste una sezione riepilogativa degli argomenti, che può anche essere specifica di ogni capitolo o sezione del libro, magari una lista riepilogativa delle domande a cui ci si aspetta che si sappia rispondere una volta studiato, eccetera. Questi sono tutti strumenti utili a comprendere il ’succo’ della materia da studiare. Anche le didascalie delle fotografie sono particolarmente importanti da leggere in questa fase, del resto se sono state inserite quelle foto nel testo significa che sono utili o importanti alla comprensione dell’argomento.
Dopo la prima lettura “d’insieme” dovete fare la seconda lettura per comprendere. In questa seconda fase dovete concentrarvi per capire qual’è il concetto chiave di ogni capitolo e trovare un modo per farlo ‘vostro’. Per esempio cercare una parola chiave che vi consenta di richiamare il concetto alla mente, dovete evitare di limitarvi a ‘imparare’ gli argomenti, ma piuttosto cercare di ‘imparare a spiegarli’, dovete arrivare ad essere in grado di spiegare i concetti, anche con parole e metodi vostri, anche a chi non li conosce.
Per rendervi conto di come state procedendo nello studio può essere utile provare a spiegare i concetti che avete appreso a qualcuno che non li conosce, può anche essere un compagno di studio, in modo da capire se il vostro approccio sta funzionando.
Sottolineate le parole chiave da memorizzare per richiamare alla vostra mente i singoli concetti, non dovete sottolineare frasi intere perché da un lato richiede uno sforzo mnemonico consistente, dall’altro vi spinge a imparare semplicemente i testi a memoria, rischiando di perdere la capacità critica verso l’argomento da studiare, che invece è la chiave per poter essere in grado di spiegare i concetti con parole vostre. In pratica non dovreste sottolineare mai più di una o al massimo due parole per ciascun concetto da apprendere.
Cercate di abbinare i concetti da memorizzare a delle ‘immagini’, idealmente le più ‘bizzarre’ possibili, infatti il nostro cervello resta più facilmente ‘impressionato’ dalle figure, specialmente se sono ’strane’, pensate a come funzionano gli spot pubblicitari, provate a inventarvi un immagine mentale ‘assurda’ che possa rappresentare per voi il concetto da memorizzare, e usatela per richiamare alla mente il concetto quando dovrete rispondere durante l’esame, la prova o l’interrogazione.
Queste immagini legate ai concetti formeranno la cosiddetta mappa mentale che vi servirà per rappresentare tutta la materia studiata.
A questo punto, una volta terminato e trasformato tutto il libro e i suoi concetti in parole e immagini chiave, potete iniziare le sessioni di ripasso, che servono a rendere permanente la memorizzazione nel lungo termine. Dovete ritornare sui vostri schemi mentali a intervalli regolari, dopo un’ora, un giorno, una settimana o un mese, per verificare che vi ricordate i concetti a partire dalla mappa che vi siete creati.
Buono studio!

Fonte: skuola.net

L’insegnante migliore al mondo lavora in un campo profughi. L’annuncio di Papa Francesco in un video

18 maggio 2016
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La giuria dei premi nobel ha assegnato ad un insegnante palestinese il premio di miglior insegnante per il 2016.
La cerimonia si è svolta a Dubai, e a consegnare il premio è stato un noto attore, figlio di una maestra d’asilo.
Papa Francesco ha annunciato il vincitore tramite un video, facendo anche gli auguri all’insegnante, ricordando il diritto dei bambini ad un precorso di crescita e maturazione all’insegna della serenità e dell’utilizzo del gioco come strumento di insegnamento.
L’insegnante è una maestra che lavora nelle scuole dei campi profughi, il suo metodo di lavoro è nato dalla sua drammatica esperienza personale: a causa del trauma vissuto dai suoi bambini in seguito al ferimento del marito da parte dei soldati israeliani, ha sviluppato per loro un metodo di insegnamento particolare, basato sul gioco, la fiducia, la collaborazione e il rispetto, che ha poi utilizzato con buoni risultati nel suo ruolo di docente.
Tra i finalisti ci sono professori di ogni continente e cultura: un’insegnante afgana che lavora nei campi profughi pachistani, professori di economia che sviluppano con i ragazzi progetti per aiutare chi vive negli slum del Kenya, altri che insegnano la matematica tramite giochi e video, o la letteratura tramite musica moderna, o che hanno lavorato in situazioni drammatiche come i quartieri a luci rosse.
Tutti loro sono convinti che la cultura e l’educazione sono gli strumenti per ottenere i cambiamenti sociali.
Il ministro dell’istruzione italiano ha colto l’occasione per annunciare che ci sarà un premio simile anche per i migliori insegnanti italiani, in questo caso però il premio sarà erogato allo scopo di finanziare progetti per tutta la scuola di cui l’insegnate fa parte, nell’ottica di riconoscere e premiare il lavoro di squadra, non solo il singolo docente.
Anche altri paesi istituiranno premi simili a livello nazionale.

Fonte: repubblica.it

Primavera dell’università: “La fuga dei cervelli è costata 23 miliardi”

11 maggio 2016
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Sessantotto rettori di altrettante università italiane si sono incontrati per fare il punto della situazione riguardo l’università italiana.
L’esito della riunione, in termini molto riassunti, è che il governo sta finalmente cominciando a muoversi, ma ancora molto lentamente.
La situazione è che in Italia c’è la percentuale di laureati più bassa di tutta europa, circa la metà della media dei paesi industrializzati, di gran lunga inferiore ad ogni altro paese europeo.
Il numero di docenti in Italia è anch’esso drammaticamente inferiore agli altri paesi, gli investimenti dedicati all’università sono di molto inferiori persino a paesi come la Corea del Sud e la Germania.
Negli ultimi anni gli altri paesi europei hanno aumentato i fondi per l’università, chi più chi meno, da pochi punti percentuali fino in certi casi anche al 20%, mentre in Italia sono stati invece tagliati fin quasi del 10%.
Sembra di assistere all’inesorabile declino dell’università italiana: man mano che passano gli anni si trovano meno studenti, meno ricercatori, meno dottori di ricerca.
Parliamo di diritto allo studio: in Italia le borse di studio sono usufruite da meno del 9% degli studenti, in altri paesi si va anche dal 40 all’80%.
Anche i privati investono molto meno nell’università italiana in confronto ad altri paesi.
Eppure, nonostante questa drammatica carenza di risorse, la ricerca in Italia è attualmente allo stesso livello dei migliori atenei americani e asiatici, è un vero e proprio miracolo italiano, ma i miracoli non possono durare a lungo.
In pratica gli studenti italiani si laureano nel nostro paese e poi vanno a lavorare altrove, dove possono ricevere remunerazioni più adeguate, facendo una stima si può parlare di decine di miliardi di ‘capitale umano’ che emigra all’estero invece di contribuire alla crescita dell’Italia, dando così luogo in sostanza ad un costo invece che ad un investimento.
Si arriva al paradosso che chi guarda all’Italia dall’estero resta sorpreso di come sia possibile che le università italiane riescano ancora a resistere e a produrre un qualche tipo di ricerca, ma ovviamente questa capacità che sa del miracoloso non può continuare.
Nonostante il dramma, l’Italia è ancora ottava come numero di pubblicazioni scientifiche, sesta come numero di citazioni autorevoli, prima per numero di lavori prodotti rapportati al numero di ricercatori.
Si parla spesso di università ’sprecona’ e ‘corrotta’, ma la verità è il contrario, la nostra università riesce a fare autentici ‘prodigi’ rispetto alle risorse di cui può disporre, e questo nonostante la burocrazia statale imperante introdotta con le riforme degli ultimi; secondo molti i docenti sono costretti a passare più tempo a riempire carte per dimostrare la loro ‘attività’ che ad insegnare.
Alcuni di loro sono anche in grado di capire la necessità di compromessi tra l’autonomia e la gestione trasparente delle risorse, ma l’assoluta mancanza di flessibilità non può far altro che ’strozzare’ l’attività di ricerca, il compromesso dovrebbe arrivare da ambo le parti in causa o non si tratta più di un ‘compromesso’.

Fonte: repubblica.it

Minecraft, videogame, corsi online e Google Maps: 4 storie d’insegnanti a tutto tech

4 maggio 2016
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Parliamo di insegnanti, a livello internazionale, che propongono metodi di insegnamento particolarmente moderni, che fanno uso delle ultime tecnologie disponibili per far sì che gli studenti siano stimolati e si sentano maggiormente coinvolti nelle lezioni.
L’idea è di sfruttare ogni aspetto dell’informatica, anche quelli più controversi, per insegnare meglio, compresi ad esempio i videogiochi.
Per esempio si possono proporre giochi con regole e meccaniche tali che, giocandoli, gli studenti apprendono certe discipline, anche contemporaneamente, rendendo così l’approccio automaticamente multidisciplinare.
Addirittura si può arrivare a spingere i ragazzi a sviluppare loro stessi i giochi, ovviamente sempre con la direzione e supervisione pedagogica dell’insegnante, usando questo approccio per sviluppare la creatività degli alunni, l’importanza di istituire delle regole ma anche come progettarle e definirle, e così via; alla fine si basa tutto sulla capacità dell’insegnante di sfruttare creativamente le tecnologie disponibili, secondo questi docenti dotati non ci sono dei limiti, tutto può essere utilizzato con lo scopo di insegnare. L’approccio di base da loro usato è: “come posso usare questi strumenti per fare meglio il mio lavoro di insegnante?”.
In alcuni casi la situazione cronica di mancanza di fondi, come ad esempio in certe scuole dell’america latina o simili parti del mondo che si trovano un po’ ai ‘margini’, rende il compito di questi insegnanti una vera e propria sfida, ma grazie anche a quelli che sembrano ‘paradossi’, come il fatto che nonostante la scuola sia scarsa di risorse tecnologiche gli studenti invece dispongono comunque spesso di dispositivi digitali come cellulari e internet, gli insegnanti più creativi riescono comunque a trovare metodologie che sfruttano appunto le risorse possedute dai ragazzi stessi.
Ecco allora che i compiti a casa richiedono di essere svolti per esempio con l’ausilio di strumenti come googlemaps, oppure usando strumenti di condivisione online del materiale in lavorazione, trasformando il lavoro di gruppo in una vera e propria esperienza simile alla realtà di certe attività svolte da professionisti attraverso collaborazioni a distanza mediante internet.
Secondo questi insegnanti questo modo di fare lezione aiuta anche a sviluppare negli allievi un certo senso critico, utile per imparare a considerare con più obbiettività l’affidabilità delle informazioni che si trovano così facilmente disponibili in internet, ma anche spesso non così facilmente degne di fiducia: il famoso paradosso che avere troppe informazioni può essere deleterio tanto quanto non averne abbastanza.
Ovviamente un altro aspetto che si manifesta in questi modi di fare lezione è il largo coinvolgimento attivo dei ragazzi, che si sentono quindi più parte attiva nel processo di apprendimento e quindi più stimolati.
Anche in Italia ci sono alcuni professori che arrivano a ‘capovolgere’ il metodo di insegnamento tradizionale: non spiegano più la lezione, che invece è già stata studiata a casa dagli studenti in autonomia sui testi o anche tramite altri mezzi multimediali, invece usano il tempo in cui si incontrano, non necessariamente in classe inteso come luogo fisico in cui tutti si debbano ritrovare contemporaneamente, ma eventualmente anche semplicemente come appuntamento online, per discutere con l’insegnante di ciò che hanno imparato. Un ‘curioso’ effetto di questa metodologia, che l’insegnante che la applica ha osservato, è che la modalità più ‘impersonale’ con cui ci si relaziona attraverso i mezzi a distanza, come chat e simili, rende gli studenti meno ‘timidi’ nella loro partecipazione alle discussioni, e quindi alla fine più stimolati; in pratica scompare di fatto la sindrome del timore di ‘dire stupidaggini davanti alla classe’, mentre viceversa l’insegnante nota, insieme ai ragazzi stessi, la convergenza delle conoscenze portate dai contributi dei singoli allievi alla discussione.
Questo sistema di fare lezione online rende anche più facile all’insegnante stesso, specie quando riveste anche ruoli di ricercatore di un certo livello e quindi ha spesso necessità di spostarsi di sede in sede, gestire i suoi eventuali impegni multipli; in effetti l’aula si trasforma da luogo fisso materiale e statico, che richiede la convergenza sia ‘fisica’ che ‘temporale’ dei partecipanti, in un ‘luogo virtuale’ che richiede ai partecipanti di essere in ’sincronia’ solo a livello temporale, senza la necessità pratica di ritrovarsi obbligatoriamente nello stesso luogo, come è invece il caso di un’aula tradizionale.
Infine un insegnante ha ’scoperto’ quanto può essere sfruttabile un videogioco come minecraft per fare apprendimento: trattandosi di un gioco che consente di realizzare scenari virtuali, anche di una certa complessità, a colpi di ‘mattoncini’, potremmo definirlo una sorta di ‘lego’ virtuale.
In questo modo è possibile ricreare ad esempio ambienti o paesaggi virtuali per aiutare nelle lezioni di storia o geografia, ma anche di matematica, a causa dei suoi approcci logici molto rigorosi nella gestione dei diversi tipi di mattoncini e delle loro trasformazioni, o di storia dell’arte per le possibilità creative molto versatili che possiede. O addirittura come ‘veicolo’ per ‘raggiungere’ certi ragazzi con problemi, come nell’esperienza diretta riportata dall’insegnante stesso, che è riuscito a evidenziare le abilità matematiche e logiche di un alunno con problemi autistici semplicemente osservandone il comportamento una volta indirizzato il ragazzo all’interno del mondo virtuale creato dal videogioco.

Fonte: repubblica.it

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