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Scuole più sicure e “green”, ma troppo vecchie e a due velocità

24 febbraio 2016
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Legambiente ha preparato il nuovo rapporto annuale sulla situazione delle scuole italiane, un appuntamento regolare ormai da 16 anni. Nonostante anche il governo sia riuscito a completare finalmente la sua anagrafe scolastica, il rapporto di Legambiente fornisce comunque aspetti aggiuntivi.
Entrambi però soffrono di qualche limite, l’anagrafe statale non riporta l’anno in cui sono stati raccolti i dati, mentre il rapporto di Legambiente è comunque di tipo ‘campionario’ perché non tutti i comuni hanno potuto inviare i dati richiesti, tra gli altri ne mancano anche di importanti, ad esempio Roma.
Vediamo il quadro che ne emerge.
Per cominciare, un aspetto non messo molto in chiaro dalla fotografia statale è il divario tra scuole del nord e scuole del sud, in entrambi i casi la mole di edifici che ha richiesto interventi di manutenzione straordinaria è simile, ma la differenza nell’ammontare delle spese è enorme, al sud le spese sostenute per ogni scuola sono nettamente inferiori, segno probabile di una mancanza cronica di fondi.
Il motivo di queste diversità sembra anche insito nella modalità che il governo ha deciso di utilizzare nell’elargire i fondi, in pratica sembra che di fatto, a causa del meccanismo, abbiano più facilmente accesso ai fondi le scuole che ne avrebbero meno bisogno, perché già capaci di produrre progetti validi, mentre le scuole con problemi a livello strutturale non riescono a pianificare le soluzioni progettuali che permetterebbero loro di accedere ai fondi, creando così una sorta di spirale negativa.
Secondo il rapporto sembra anche emergere che l’attenzione all’edilizia scolastica sia in aumento, considerato il fatto che rispetto all’anno precedente le scuole che hanno richiesto interventi di manutenzione straordinaria sono aumentate. Questo accade anche se i fondi destinati agli interventi sono in aumento, in pratica la situazione sembra tale che le richieste di dati da parte degli enti governativi non faccia altro che evidenziare i problemi pregressi, primo fra tutti la vetustà cronica degli edifici, molti dei quali realizzati addirittura prima della legge che obbliga ad utilizzare criteri antisismici.
Un altro dato che emerge è la diminuzione dei servizi, si riducono mense scolastiche e scuolabus.
Nella classifica stilata la prima città risulta essere Trento, mentre l’ultima Sassari. A Trento ogni edificio risulta in regola sotto tutti gli aspetti considerati: le norme, gli impianti, i collaudi, i servizi, eccetera. Probabilmente è dovuto anche al fatto che Trento è tra le città che spende maggiormente in interventi di manutenzione, e questo di certo aiuta a mantenere gli standard elevati.
Tra le città non in testa alla classifica generale esistono comunque situazioni di merito in aspetti particolari, per esempio alcune scuole sono in grado di coprire il 100% dei loro fabbisogni energetici tramite le sole energie rinnovabili.
In altri frangenti si arriva a veri e propri controsensi, specialmente nelle scuole del sud; per esempio molte di esse hanno investito in buoni impianti di produzione di energia rinnovabile, grazie alle agevolazioni nell’accesso ai fondi europei, ma purtroppo sono stati applicati ad edifici datati e fatiscenti che sostanzialmente sprecano energia inutilmente, vanificando così i vantaggi di avere impianti così moderni.
La proposta conclusiva di Legambiente, che per certi aspetti può sembrare un po’ provocatoria, è di veicolare i fondi solo sulle scuole che possono produrre un’anagrafe aggiornata, in modo da cercare di evitare inutili interventi ‘a pioggia’, che non risolvono i problemi in modo strutturale, ma al contempo evitare di emarginare le situazioni scolastiche più bisognose di attività urgenti.

Fonte: repubblica.it

Ora di religione, quasi un milione di studenti preferisce non farla: trend in crescita

17 febbraio 2016
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Gli alunni che optano per non usufruire dell’ora di religione a scuola sono in continuo aumento, siamo ormai quasi al milione, più del 12% del totale.
Rispetto agli anni passati il calo è minimo, ma il trend è sempre in crescita, sempre più studenti decidono di impiegare diversamente il tempo previsto per questa materia facoltativa.
In questo modo durante tale orario le classi si svuotano, riducendosi a volte anche a numeri abbastanza “risibili”.
Secondo le norme scolastiche in generale le classi con un numero troppo esiguo di studenti vengono accorpate, secondo dei criteri ben precisi, ma questi non valgono per le ore di religione, che seguono regole diverse, dettate dai vescovi, che al momento ritengono l’accorpamento delle classi un fattore discriminatorio.
In alcune regioni, soprattutto al nord, il numero di studenti che rifiuta l’ora di religione supera il 30%, provocando anche aumenti dei relativi costi.

Fonte: repubblica.it

Università, una scelta da fare con i piedi per terra?

10 febbraio 2016
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Camminare nella realtà di ogni giorno o volare nell’immensità dei cieli?
Una psicologa ci aiuta a capire come scoprire, e quindi seguire, qual’è la strada che ci porterà al nostro futuro.
Secondo l’esperienza sul campo della psicologa, che si è occupata spesso di dare sostegno agli studenti intenti a compiere le scelte relative al loro orientamento, spesso gli studenti procedono con un eccessiva attenzione a ‘mantenere i piedi per terra’, come si dice comunemente, ovvero a non fare mai scelte ‘azzardate’ o che possano comportare ‘rischi’ per la propria ‘carriera’ scolastica ma poi anche nella vita.
Il suo lavoro l’ha portata spesso a confrontarsi con studenti che lasciano la loro facoltà già al primo anno, che cercano informazioni su come entrare in certe scuole solo per seguire le orme, o anche solo i ‘consigli’, dei genitori o dei familiari, o comunque di altri, senza che in realtà si rendano davvero conto di cosa vogliono davvero fare “da grandi”.
Secondo questa psicologa questa eccessiva “attenzione” nel cercare di ottenere un futuro “senza rischi” da parte dei giovani che devono decidere come “diventare adulti” probabilmente nuove più di quanto si possa pensare che aiuti.
Per far capire il suo pensiero prova a ricordare le frasi e gli aforismi di varie delle menti più brillanti del passato, sia remoto (Cartesio, Eraclito, Socrate, Leonardo…) ma anche prossimo e attuale (Steve Jobs). Ognuno di loro, in un modo o nell’altro, ha sempre voluto porre l’accento sul fatto che ogni persona è “unica”, e che quindi è tutt’altro che garantito che ciò che vada (o sia andato) bene per qualcuno debba per forza andar bene anche per gli altri, specie coloro che appartengono alle nuove generazioni; fino ad arrivare a suggerire che, proprio a causa dell’”univocità” intrinseca in ogni essere umano, probabilmente la strada “giusta” che ciascun nuovo studente sta “cercando” non è in realtà stata mai percorsa da nessuno prima di lui, ma invece è lui che se la dovrebbe “inventare” cercando e scavando nell’intimo della conoscenza che egli ha di sé.
Da questo discende quindi anche l’invito, perorato anche da molti degli illustri citati, di cercare piuttosto di mettersi in gioco, “scommettendo” sulle proprie capacità intime che solo ciascuno di noi può conoscere al meglio, e non invece sulle “ricette” che possono anche aver funzionato per altri, ma che non è “automatico” che funzionino per tutti, tenendo anche conto che i desideri e le aspirazioni di ciascuno dovrebbero essere degli aspetti molto importanti da considerare nelle scelte per il futuro.
Detto in altri termini, anche se una certa “strada” potrebbe essere stata un buon cammino per qualcun altro, noi potremmo essere diversi, e quindi potremmo non apprezzare certi (o anche tutti) degli aspetti che comporterà il seguire tale “strada”. Ecco perché il cercare di scegliere la “nostra” strada, per quanto ci potrebbe sembrare “fuori dall’ordinario” (o fuori dai cliché), alla lunga potrebbe rivelarsi molto meglio di una delle “ricette” suggerite da chi comunque non dovrà percorrerla con le nostre gambe, la nostra mente e la nostra vita.

Fonte: ammissione.it

Laurearsi in fretta per lavorare prima? “Spesso non conviene”

3 febbraio 2016
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In questi tempi di crisi molti studenti universitari si chiedono se sia preferibile completare il corso di studi il più presto possibile, o se invece sia meglio cercare di ottenere un voto alto anche se questo potrebbe comportare l’allungamento del periodo di studio.
Non tutti sono d’accordo su quale sia la scelta migliore di questi tempi.
E’ vero che inserirsi prima nel mondo del lavoro può aiutare a “partire prima” nella “corsa” a procurarsi un reddito, che di questi tempi non è una cosa facile da trovare, ma d’altro canto secondo alcuni il rischio di “bruciarsi” rapidamente in un mercato così impietoso, come lo è particolarmente in tempi di crisi, è tutt’altro che remoto.
Secondo certe statistiche l’età media a cui gli studenti conseguono il titolo di laurea si sta abbassando negli ultimi anni, sembra quindi che la tendenza attuale sia di cercare di ‘uscire prima’ dal mondo scolastico, magari per poter poi ottenere rapidamente il primo impiego possibile.
Il problema è che questo ‘approccio’ non è detto che porti ad un lavoro stabile: spesso le aziende sono sempre in cerca di personale con competenze molto specifiche, di cui hanno necessità per poter inseguire il business che di questi tempi è in continua evoluzione, ma questo stesso tipo di aziende è pure altrettanto pronto a rimpiazzare le nuove leve con altre più nuove non appena cambiano le competenze necessarie a ‘cavalcare’ il business del momento.
Potrebbe quindi rivelarsi più utile, per chi si laurea, cercare piuttosto di ottenere, anche se potrebbe servire più pazienza, comunque un posto che sia consono con gli studi effettuati, in modo che le competenze acquisite con lo studio possano ottenere una valorizzazione anche a lungo termine.

Fonte: repubblica.it

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