Diploma Università

Studenti lavoratori a Catanzaro

27 agosto 2014
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Ogni università italiana pone le proprie regole riguardo lo status di studente lavoratore.
Un caso eclatante è stato quello di Catanzaro, più in particolare per quanto riguarda la facoltà di Giurisprudenza.

Per poter esser considerati studenti lavoratori l’università richiedeva un anno di contributi ed un contratto a tempo indeterminato. Tutto ciò era sostanzialmente improponibile in quanto l’unico lavoro degli studenti a tempo indeterminato è quello di trovare un lavoro!

Dopo 5 anni di battaglie, il Rappresentante e Coordinatore della Consulta Studenti Damiano Carchedi ha ottenuto una svolta decisiva portando il requisito minimo a contratti a tempo determinato da almeno 3 mesi o, altrimenti, un impegno non inferiore alle 300 ore con versamento di contributi all’Inps o una partita IVA aperta.

FONTE: skuola.net

Studenti universitari e mondo digitale? Sì ma al 50%!

20 agosto 2014
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L’attuale generazione di studenti universitari italiani può esser considerata “di mezzo” per quanto riguarda l’utilizzo della tecnologia. Ormai tutti gli studenti son iscritti ad almeno un social network, utilizzano molto il computer e tanti possiedono uno smartphone e un ebook-reader.. nonostante questo i capitoli da studiare per preparare gli esami preferiscono stamparli su carta.

Circa il 95% degli studenti tra i 18 e i 30 anni studia principalmente utilizzando il tradizionale libro di testo e l’89% gli appunti presi a lezione.
Tanti di loro, comunque, utilizzano per completare la loro preparazione un “supporto digitale”: oltre il 78% opta per slides del professore e dispense digitali, il 68% approfondisce gli argomenti in internet, circa il 50% sfrutta gli ebook e il 45% utilizza materiali aggiuntivi messi a disposizione in rete dagli editori stessi. Sta di fatto che comunque l’81% preferisce stampare i pdf da studiare.

I motivi principali per cui l’utilizzo della carta non è ancora scomparso sono sostanzialmente due, in primo luogo gli stessi professori tante volte consigliano volumi cartacei e in secondo luogo non tutti gli studenti possiedono tablet o ebook-reader.

Nel complesso comunque risulta che i principali studenti che fanno un uso massivo delle nuove tecnologie son tutti coloro che vogliono approfondire o creare uno studio un po’ più personalizzato delle materie che devono affrontare per gli esami. Resta comunque un 13,4% di studenti che sfruttano il digitale solo per la lettura delle slides e la consultazione di siti web indicati dai docenti solo per poter superare l’esame.

Tante case editrici, a riguardo, negli ultimi anni si son subito portate avanti rendendo disponibile gran parte dei propri cataloghi in formato pdf oltre che cartaceo, integrando approfondimenti ed esercizi su cd-rom o direttamente online.

FONTE: Corriere della Sera

Banca rotta per gli studenti americani

13 agosto 2014
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Oramai si sa, ce lo raccontano i film, lo si legge sui giornali e lo si vede in tv.. in America esistono grandi università che permettono di fare la differenza! Ma a quale prezzo?

Gli ultimi dati riguardanti i costi delle università americane sottolineano come siano cambiati i tempi. Al giorno d’oggi per poter frequentare una buona università senza arrivare all’eccellenza si va incontro a costi annuali che variano dai 45mila ai 50mila dollari. Per non parlare invece delle migliori che arrivano a chieder una retta annuale pari a 65mila dollari!

Come è possibile sceglier l’università che fa al caso proprio? A tal proposito sono nate alcune figure, i cosiddetti coach che per una “semplice” parcella di 10mila dollari aiuteranno i ragazzi a selezionare le accademie migliori e più adatte in base alle proprie caratteristiche, interessi e potenzialità.

Ma non basta solo questo per accedere alle università più prestigiose: ovviamente bisogna possedere una media scolastica eccellente per poter affrontare i test federali Sat o gli esami Act. Anche per superare questo scoglio esistono tutor che prepareranno i ragazzi ad affrontare al meglio i questionari, solo per 240 – 400 dollari all’ora ovviamente..

E chi non ha la possibilità di affrontare queste spese perché non ha alle spalle una famiglia benestante? Non c’è problema, una volta passati i test di ammissione all’università scelta si accumulano debiti scolastici ripagabili negli anni successivi con il proprio stipendio.

Il problema che a questo punto sorge è un altro però: tantissimi neolaureti restano disoccupati per un bel po’ di anni, vista la situazione economica del paese e globale, questo provoca la totale assenza di un reddito per ripagare le spese non sostenute precedentemente.

Per valutare bene i costi e le possibilità professionali con una laurea in una data università è stato creato un apposito sito internet Payscale.com che, confrontando costi scolastici, risultati accademici e sviluppo delle carriere, misurano il rapporto costi-benefici delle varie università permettendo agli studenti di fare una scelta più “saggia”.

Puntare in alto è giusto, però, vista la situazione, conviene guardarsi bene anche intorno per non rischiare di uscire dall’università colti ma totalmente impoveriti.

FONTE: Corriere della Sera

Sabato a casa o a scuola?

6 agosto 2014
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Fino a qualche anno fa andare a scuola il sabato, dalle elementari alle superiori, era un’abitudine ma con il tempo le cose sono cambiate. Negli ultimi anni, grazie alla sempre maggiore autonomia didattica, il sabato sta diventando giorno libero o ultimo giorno della settimana scolastica in base alle scelte di ogni singolo istituto. Alcuni lo sfruttano per poter spalmare meglio le ore di lezione su sei giorni, altri preferiscono la settimana corta per permettere agli studenti di aver uno stacco più netto dallo studio e dar loro la possibilità di aver più tempo a disposizione da dedicare ai propri interessi, alla famiglia e agli amici.

C’è chi vorrebbe estendere il sabato a casa a tutte le scuole di ogni ordine, permettendo così una riduzione delle spese dei trasporti a livello cittadino, un risparmio su riscaldamento ed energia elettrica per ogni istituto e l’ottimizzazione della qualità dell’insegnamento e dell’utilizzo delle risorse.

Chi invece considera questa soluzione una sorta di “molestia didattica” in quanto concernerebbe giornate di 6/7 ore in aula per i ragazzi con materie anche pesanti e quindi ottenendo solo un calo di attenzione dagli stessi; inoltre tante scuole non hanno una mensa e quindi gli studenti dovrebbero fermarsi a mangiare al bar o a casa dopo le tre del pomeriggio.

A livello italiano la situazione resta comunque varia infatti circa il 50% delle scuole ha adottato la settimana corta. L’unica grossa domanda che rimane è: è giusto metter la quadratura dei bilanci davanti alle considerazioni didattico educative? A voi la risposta..!

FONTE: Corriere della Sera

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