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Gli errori da evitare quando si cerca uno stage

29 giugno 2012
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Lo stage è un’esperienza formativa utile per apprendere competenze pratiche direttamente sul campo. Deve essere un’esperienza valida per chi lo compie arricchendo le sue competenze ed il curriculum muovendo effettivamente i primi passi nel mondo del lavoro. Non sempre, però, il risultato finale di quest’esperienza corrisponde alle aspettative iniziali: come evitare errori di valutazione?
Ecco alcuni consigli per trasformare uno stage in un’importante occasione formativa ed inserimento nel mondo del lavoro.

1) Master + stage = lavoro? No: dopo la laurea c’è chi pensa di dover passare necessariamente attraverso uno di questi percorsi formativi, spesso molto costosi, per poter accedere ad uno stage ma nulla è più falso.

2) Stage sì, ma senza esagerare: uno o due stage dopo gli studi sono utili, di più rischiano di diventare inutili. Proseguire su questa strada potrebbe non aiutare il vostro futuro e rischiate di perdere tempo e soldi visto che il più delle volte i tirocini non sono retribuiti.

3) Stage non significa assunzione: fare uno stage non significa che l’azienda che vi ospita abbia intenzione di assumervi una volta finito il tirocinio. Se vi aspettate questo chiaritelo ancora prima di iniziare. Considerate che il più delle volte ad uno stage non corrisponde un’assunzione.

4) Esperienza sì, sfruttamento no: lo stage vede la presenza di 2 attori, il giovane e l’azienda. il giovane beneficia dell’esperienza aziendale, affianca i lavoratori ed impara a tutti gli effetti un mestiere. L’azienda ha l’onere di insegnare nuove competenze allo stagista beneficiando anche di un lavoratore a bassissimo costo (o costo 0). Uno stage è davvero utile se il beneficio è per entrambi in modo equilibrato.

5) E’ consigliabile diffidare da offerte di stage per periodi molto lunghi. Non è raro imbattersi in offerte di stage per cassieri o scaffalisti, non retribuiti, della durata di 6 o più mesi. Questi non sono stage, qui c’è solo la volontà di sfruttare manodopera gratuita.

Fonte Studenti.it

Meno bulli in classe con le lezioni d’altruismo

27 giugno 2012
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La scuola media “Giuseppe Garibaldi” di Genzano, città dell’area dei Castelli Romani, è stata la prima ad aver iniziato un progetto educativo completamente inedito per ottimizzare la lotta contro il bullismo.
Di fatto, è stato pianificato ad hoc un programma scolastico costruito in modo che tutte le materie fossero studiate ed interiorizzate con i valori della “pro-socialità”.

Con questo termine, s’intende quell’insieme di comportamenti volontari diretti a portare beneficio agli altri, non solo come fattore protettivo, ma anche come “aiuto” per i soggetti ritenuti a rischio di comportamenti delinquenziali.

La facoltà di Psicologia dell’università, la Sapienza di Roma, ha svolto una ricerca analizzando gli studenti della scuola media per tutto l’anno scolastico scorso (2010/2011) rilevando che i comportamenti pro-sociali sono il risultato di tendenze pro-sociali spontanee, presenti in misura diversa in tutti, che sono identificate e poi rafforzate e incanalate.
“Prima ci sono queste tendenze, poi arriva concretamente il rispetto per le persone, ma anche per la natura, la generosità, la capacità di cooperare. Poiché anche le migliori intenzioni non si traducevano necessariamente in azioni” – spiega Gian Vittorio Caprara, docente ordinario responsabile del progetto – “l’intervento sugli studenti prevedeva anche strategie per garantire lo sviluppo delle abilità pro-sociali, della consapevolezza di esserne in possesso. I piccoli dovevano diventare capaci di regolare le proprie emozioni e di saper gestire rabbia, tristezza, paura, ma anche gioia, entusiasmo, curiosità.”.
Testato il modello su un gruppo normativo a Genzano, il progetto si è trasferito in Lombardia, dove si è aggiunto un nuovo filone.

Fonte: La Stampa.

Le 10 lezioni di vita che si imparano quando si studia all’estero

25 giugno 2012
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Svolgere un’esperienza di studio in uno Stato estero si tratta di un’importante occasione per maturare e soprattutto ampliare i propri orizzonti. Oltre a questo, è stato anche statisticamente provato che studiare all’estero porta la persona ad aver meno problemi nel trovare un lavoro una volta finiti gli studi.
Ma cosa consiste il “bagaglio d’esperienza” che si impara svolgendo un Erasmus? Ecco un piccolo elenco:

1 – Si impara ad essere pronti ad affrontare gli imprevisti, come l’organizzazione dei trasporti e la ricerca dell’alloggio. Imparare ad avere sempre “un piano B” aiuta ad affrontare le difficoltà.

2 – Si impara ad avere maggiore fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, soprattutto nel primo periodo, dove magari a causa di lacune nella lingua straniera nella nazione dove vi trovate non vi permette di chiedere aiuto.

3 – Si impara a capire l’umiltà: iniziando a superare i propri problemi, si possono comprendere anche le difficoltà degli altri.

4 – Si impara ad avere più socialità con chi ci sta intorno rendendoci più maturi nel rapporto con gli altri.

5 – Si impara ad aver anche maggior rispetto delle culture altrui, non solo di quella della nazione dove si andrà a fare l’erasmus, ma anche di quelle dei nostri colleghi stranieri che come voi stanno facendo un’esperienza di studio all’estero.

6 – Si impara a costruire un maggiore senso di responsabilità tra il fatto che non viviamo più in famiglia e che spesso e volentieri si convive con altri studenti per risparmio.

7 – Si impara “l’arte di farsi nuovi amici”, in un contesto completamente nuovo bisogna ricostruirsi una nuova vita sociale da zero. E’ anche un’ottima occasione per cercare di capire i propri difetti e provar a smussarli.

8 – Si impara a diventare un bravo viaggiatore: le esperienze nei viaggi ti insegneranno ad avere più scaltrezza nello scegliere il miglior rapporto qualità prezzo per gli spostamenti.

9 – Si impara a vedere gli stranieri in difficoltà con gli occhi di colui che è stato straniero e che capisce quando ti ritrovi catapultato da solo in un contesto completamente diverso dal proprio.

10 – Simpara a capire che i tuoi limiti possono essere superati, anche con l’aiuto degli altri.

Fonte: Studenti.it

Basta compiti a casa: in Francia i genitori si ribellano

22 giugno 2012
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I genitori francesi degli alunni della scuola elementare, con l’aiuto della FCPE, l’associazione dei genitori francesi, lo scorso 15 marzo hanno lanciato un appello per invitare alla protesta contro i compiti a casa.
Basandosi su una dimenticata circolare ministeriale del 1956, che vietava “di assegnare compiti a casa ai bambini delle scuole primarie”, i genitori chiedono agli insegnanti un nuovo rapporto scuola-famiglia, sperimentando, per esempio, altre modalità per comunicare il lavoro fatto in classe e altre modalità per supportare l’istruzione dei bambini delle elementari.

Per comprovare la correttezza della loro richiesta, in un comunicato stampa della FCPE si dichiara: “O i ragazzi hanno capito la lezione in classe e allora è inutile perdere tempo a casa; o non l’hanno capita, ma non la capiranno senza l’aiuto di un insegnante”. Con questa frase hanno cercato di spiegare la loro proposta nel fianco delle disuguaglianze sociali, cosa che dovrebbe fare rifletter anche i nostri docenti.
A loro opinione, i compiti a casa, oltre a causare liti in famiglia, ampliano le diseguaglianze tra i bambini, molti dei quali non hanno i genitori che possono seguirli nè gli strumenti adeguati.

Fonte: TecnicaDellaScuola.it

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