Diploma Università

Rimossi quasi 470 corsi di laurea in soli 2 anni

31 maggio 2010
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Eliminati 371 triennali primo livello e 97 specialistiche

ROMA – Una università privata, in soli due anni, di 469 corsi di laurea : in totale sono 371 le lauree triennali di primo livello rimosse e 97 quelle specialistiche. Sono le università statali a tagliare maggiormente (-9%) a fronte di un calo dei corsi di laurea negli atenei privati del 3,5% . Tagli più incisivi per le università di media grandezza (-16,4%), seguiti dalle grandi università (-12,1%) e dai politecnici (-11,4%). L’offerta formativa si è contratta maggiormente laddove era già meno presente (nelle isole e nel sud della penisola).

A pubblicare i dati dell’operazione di diminuzione dei corsi accademici avviata nell’anno accademico 2007-2008 e tuttora in corso è il Cun, il Consiglio universitario nazionale.

Secondo quanto risulta al Servizio informazione e comunicazione del Cun i corsi di laurea sono passati da un totale di 5.460 (anno accademico 2007-2008) a 4.986 (anno accademico 2009-2010) con una rimozione netta di 469 corsi. Nello specifico le lauree triennali di primo livello sono passate da 2782 a 2411, mentre le lauree specialistiche da 2401 a 2304.

Non è stata invece rimossa l’offerta delle lauree a “ciclo unico” come medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria, veterinaria, farmacia, chimica e tecnologie farmaceutiche, architettura, ingegneria edile e giurisprudenza. Permangono stabili, prevedono un percorso di studio di 5 o 6 anni e sono afferenti a professioni regolamentate.

I tagli maggiormente incisivi avvengono nelle università statali che, in due anni, hanno rimosso il 9,1% dei corsi di laurea. Le statali coprono la più grande offerta formativa in Italia (sono il 93,3%). Gli atenei privati tagliano il 3,5% dei corsi e sono il 4,4% dell’offerta universitaria nazionale.

L’offerta formativa si è contratta in differenti modi su base geografica. In due anni il centro Italia ha dovuto rinunciare a 139 corsi di laurea, il sud ne ha rimossi 108, il nord-ovest 53, il nord est 87 e le isole 87. In percentuale si evidenzia che l’offerta formativa si è contratta maggiormente laddove era già meno presente: isole -13,9%; sud -9,5%; centro -9,3%; nord est – 7,9% e nord ovest – 4,6%.

Maggiormente tagliati gli atenei di media grandezza con 10.000/20.000 iscritti, seguiti dai mega atenei con oltre 40.000 studenti e dai politecnici. I grandi atenei, con 20.000/40.000 studenti tagliano del 2,3% e i piccoli (con meno di 10.000 studenti) dello 0,8%.

Fonte: La Stampa

Calendario anno scolastico 2010-2011

24 maggio 2010
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Circa metà delle regioni italiane ha già definito la data di partenza.

ROMA – Metà delle regioni italiane ha già deliberato quello che sarà il nuovo calendario scolastico per quanto riguarda l’anno 2010-2011.
La maggior parte degli studenti ritornerà in classe a partire dal 13 settembre.

Secondo una ricognizione fatta da “La tecnica della scuola”, a tornare sui banchi di scuola per primi, il 9 settembre 2010, saranno gli alunni del Trentino (Trento); a seguire (il 13 settembre) Alto Adige (Bolzano), Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto.
Successivamente sarà la volta di Sardegna e Toscana, il 15 settembre e la Liguria il 20 settembre.

I cancelli delle scuole richiuderanno invece, il 9 giugno 2011 in Veneto, il 10 giugno in Sardegna, 11 giugno per Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trentino Valle d’Aosta; mentre Liguria e Alto Adige rispettivamente il 15 e 16 giugno.

Fonte: Il Messaggero

100mila studenti sono a rischio maturità. Nuova esplosione di privatisti.

23 maggio 2010
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Dopo i presidi anche il Ministero lancia l’allarme: dovendo avere tutte sufficienze in 300mila devono recuperare rispetto al primo trimestre

100mila sono gli studenti che rischiano di non essere ammessi alla maturità ed è boom di privatisti. A partire da quest’anno l’ammissione agli esami che concluderanno il percorso delle superiori è tutt’altro che scontata: almeno tutti sei, condotta compresa. Fino allo scorso anno per essere ammessi all’esame bastava la media del sei e si poteva arrivare al cospetto della commissione anche con qualche quattro. Ma fra meno di un mese sarà tutto diverso. Ed a rischiare la non ammissione, tenendo conto della stima sui voti del primo quadrimestre, potrebbero essere almeno in 100 mila.

Nel marzo scorso il ministero dell’Istruzione fornì la situazione delle insufficienze alla fine del primo quadrimestre. A fine gennaio, ben 7 ragazzi e ragazze su 10 dell’ultimo anno avevano almeno una insufficienza. E mediamente erano 3 e mezzo le insufficienze per ogni studente. Se tutto si concludeva lì, le nuove regole per l’ammissione tagliavano fuori 302 mila ragazzi. Ma anche se con i disperati recuperi finali due terzi dei 302 mila ragazzi in bilico riusciranno ad ottenere la sufficienza, rimangono comunque 100 mila a rischio: quelli che di insufficienze in pagella ne avevano più di quattro.

Fu Berlinguer che abolì nel 1997 l’ammissione alla maturità. Ma le cose non migliorarono affatto. Così, toccò a Fioroni, dieci anni dopo, ripristinarla. Occorreva ridare una serietà ad un esame poco lucido. Inizialmente per essere ammessi bastava il semplice giudizio del Consiglio di classe. Lo scorso anno per ottenere il via libera occorreva la media del sei. E quest’anno, almeno tutte sufficienze.

Per i cosiddetti privatisti le cose sono andate diversamente. Approfittando del buco della normativa che ripristinò l’ammissione alla maturità, i candidati esterni avevano la possibilità di accedere agli esami direttamente, senza cioè ammissione. La distrazione normativa è stata corretta dal ministro Gelmini che da quest’anno ha previsto un esame preliminare.

Dalle prime indiscrezioni sui candidati all’esame di maturità trapela che il numero di privatisti, il prossimo mese di giugno, avrà una consistenza più o meno simile a quello dell’anno scorso: circa 20 mila in tutto. Ma un consistente aumento di candidati esterni si verificherà nelle scuole paritarie. Nelle statali il loro numero è in leggero calo.

Fonte: Repubblica

Ottenere la lode all’esame di terza media? Impossibile

22 maggio 2010
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A seguito del regolamento appena approvato, conseguire il massimo punteggio rimane un miraggio

ROMA – Con il nuovo regolamento la votazione finale sarà il risultato della media aritmetica dei voti di tutte le prove scritte e orali valutate dai docenti della classe, da enti esterni e dall’istituto nazionale di valutazione. Secondo uno studio effettuato da Tuttoscuola.com, per poter ottenere il massimo dei voti sarà necessario conseguire il massimo punteggio in ciascuna singola prova d’esame, oltre che nell’intero percorso triennale, avendo come unico aiuto l’arrotondamento per eccesso del voto medio ottenuto.

Lo studio svolto da tuttoscuola.com ripercorre tutto il percorso che l’esame di terza media ha fatto e farà nel corso di questi anni.

Inizialmente l’esame di licenza media terminava con un giudizio finale quale ottimo, distinto, buono o sufficiente. Fino allo scorso anno 1 studente su 6 otteneva ottimo all’esame.

Da quest’anno (2008-09) le votazioni sono state espresse in decimi. Questo cambiamento ha comportato una riduzione di votazioni massime.
Ma l’esame è stato svolto in assenza del regolamento di valutazione, di conseguenza senza il vincolo di utilizzare i nuovi criteri utili alla determinazione del voto finale dell’esame. In questo modo le commissioni d’esame hanno utilizzato criteri propri.

Dal prossimo anno in sede di scrutinio finale, il consiglio di classe dovrà calcolare il voto di ammissione all’esame (espresso anch’esso in decimi). Tale valutazione dovrà tener conto oltre dell’esito dell’intero percorso formativo, considerando quindi, le votazioni finali delle singole materie di studio , il comportamento e l’andamento dei precedenti anni di corso.

Riassumendo non sarà così facile per uno studente ottenere il massimo dei voti, basta pensare che presentandosi all’esame con la media dell’8, supponendo di ottenere il massimo dei voti in tre prove e due 9, ciò non basta per conseguire la lode o comunque il massimo dei voti.

Fonte: lastampa.it

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