Diploma Università

Partirà in 2.000 scuole elementari l’educazione alimentare.

30 novembre 2009
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Il ministro dell’istruzione ha previsto 1,5 milioni di euro di spesa per il progetto.

ROMA – Il ministero dell’Istruzione ha avviato un progetto pilota per l’educazione alimentare in 2.000 scuole elementari italiane. Ad annunciarlo è stata la stessa Gelmini precisando che verranno coinvolte nell’iniziativa solo le classe quarte e quinte.

L’obiettivo dichiarato consiste nell’estendere il progetto, in un secondo momento, a tutte le altre scuole della penisola.

La motivazione che ha spinto il ministro ad avviare tale progetto è legata al fatto che i bambini devono essere a conoscenza dell’importanza di una sana alimentazione e di una buona attività sportiva.

L’idea del progetto è quella di fornire frutta fresca tramite distributori automatici, in modo che possa essere consumata nel corso della giornata. Nell’ora di cittadinanza e costituzione, inoltre, il docente parlerà della corretta alimentazione e del controllo del peso corporeo.

Tutto questo perché è in crescita il numero dei ragazzini obesi. Verranno infatti forniti ai ragazzi degli opuscoli informativi per cercare di spingerli verso una alimentazione sana con attività educative, creative e divertenti, in grado di catturare la loro attenzione.

La Gelmini ha precisato inoltre che è in atto un investimento sull’educazione fisica insieme al CONI, per valorizzazione dell’ora di educazione fisica.

Fonte:lastampa.it

Gli universitari e la lingua inglese: livello inaccettabile per gli standard richiesti dal mondo del lavoro.

29 novembre 2009
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Nonostante vivano in una società globalizzata, la conoscenza della lingua inglese risulta inadeguata. A rivelarlo è l’università telematica Unisu Niccolò Cusano dopo un’indagine che ha coinvolto universitari tra i 20 ed i 30 anni.

Molti studenti italiani, come gli spagnoli, ottengono la laurea con il massimo dei voti, ma non hanno una sufficiente conoscenza della lingua inglese.
Se si considera che la società di oggi richiede necessariamente contatti con l’estero, è impensabile di inserirsi in un contesto lavorativo adeguato al livello di un laureato senza saper parlare e comprendere adeguatamente l’inglese.

Secondo l’Unisu, molte delle grandi aziende alla ricerca di laureati richiedono almeno un buon livello di inglese, certificato da un titolo riconosciuto.
Ovviamente attestati e qualificazioni non sono a sufficienza se ad essi non si accompagna una capacità di utilizzare l’inglese durante l’attività lavorativa.

Molti universitari e neolaureati specificano sul curriculum di aver preso parte a corsi di inglese e di aver approfondimento per molti anni, nel periodo degli studi.
Dall’altra parte però c’è la lamentela dei manager poiché il livello di inglese si rivela per lo più scolastico, se non addirittura maccheronico.

È indispensabile dunque mantenere viva la conoscenza della lingua attraverso la conversazione. L’importante è partecipare agli scambi linguistici e dedicarsi all’ascolto dell’inglese con regolarità. Per chi ha la possibilità è utile seguire corsi specifici in presenza, invece per chi studia e/o lavora è possibile ricorrere alla formazione online.

La grammatica può essere studiata individualmente, ma per quanto riguarda la conversazione è assolutamente necessario fare pratica.
La capacità di esprimersi a livello orale in un contesto internazionale è un’abilità sempre più richiesta ai ragazzi che vogliono intraprendere una carriera aziendale.

Chi seleziona il personale da molta importanza alle esperienze svolte all’estero che abbiano avuto la durata di 6 mesi. Infatti un periodo di permanenza in un paese anglofono può essere un buon biglietto da visita per entrare nel mondo del lavoro e certificare che il ragazzo sa effettivamente esprimersi.
Inoltre ciò testimonia la capacità del ragazzo di adattarsi in un contesto culturale diverso e la flessibilità per la sede di lavoro.

Fonte: lastampa.it

Parte il commissariamento sulle graduatorie dei precari.

28 novembre 2009
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Saranno 300 quelli inseriti nelle liste a pettine.

ROMA – Il ministero dell’istruzione ha dato il via al commissariamento sulle graduatorie dei precari.
A partire dal 9 novembre, i primi 300 richiedenti saranno inseriti nelle graduatorie di tutte le province italiane nella speranza che ciò dia uno stimolo per una corretta gestione delle graduatorie, nel rispetto delle regole del buonsenso, della legislazione e della Costituzione.

A bloccare il Tar potrebbe essere il Parlamento che sta discutendo una proposta di legge che annullerebbe i provvedimenti della giustizia amministrativa.

Ma al fine di comprendere la vicenda, occorre fare un passo indietro.
Iniziò tutto nell’Aprile scorso, quando il ministro Gelmini firmò il decreto per l’aggiornamento delle graduatorie dei precari.
L’aggiornamento prevedeva una novità ovvero che chi era già in graduatoria, non poteva passare da una provincia all’altra. L’unica possibilità era di essere inseriti in coda nelle liste di altre tre province italiane.

Questa decisione del ministro sembrava testimoniare come gran parte dei supplenti meridionali sono poco desiderati al Nord, dove i posti disponibili sono in abbondanza.
Col patrocinio dell’Anief , i docenti si rivolgono al Tar che dà loro ragione, ma il ministero nicchia e nei i primi giorni di ottobre, una nuova sentenza del Tar Lazio forza il ministro Gelmini ad applicare la sentenza, assieme al pagamento di 5 mila euro.

Intanto, onde evitare il commissariamento, l’esecutivo corre ai ripari inserendo, nel progetto di legge di conversione del decreto salva-precari, un emendamento che ripristina la coda per il biennio 2009/2011 aprendo al pettine dal successivo biennio.

Recentemente poi lo stesso Tar Lazio ha emesso altre 13 sentenze uguali alla prima per altri 7 mila precari che chiedono l’inserimento a pettine, condannando il ministero a pagare 65 mila euro.

Fonte:repubblica.it

E’ battaglia tra la Regione Umbria e il Governo

27 novembre 2009
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Il motivo è legato all’utilizzo del software nelle scuole. Il governo predilige Microsoft, la regione quello open source.

La Regione Umbria ha attuato un’importante azione formativa negli istituti al fine di promuovere l’utilizzo del software libero, motivando la scelta legata ai minori costi ed al migliore utilizzo dei computer a disposizione degli studenti e delle scuole.

Questa iniziativa coincide con l’introduzione dell’open source anche negli uffici regionali ed in molti altri enti pubblici.

Per queste motivazioni, alla Regione non piace la riproposizione dei programmi governativi che puntano esclusivamente su software proprietari. Non a caso l’assessore all’Istruzione e Formazione della stessa Regione Umbria, critica l’accordo che i ministri Gelmini e Brunetta hanno sottoscritto con Microsoft per la fornitura degli strumenti informatici.

Fonte: iltamtam.it

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