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Laurearsi in fretta per lavorare prima? “Spesso non conviene”

3 febbraio 2016
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In questi tempi di crisi molti studenti universitari si chiedono se sia preferibile completare il corso di studi il più presto possibile, o se invece sia meglio cercare di ottenere un voto alto anche se questo potrebbe comportare l’allungamento del periodo di studio.
Non tutti sono d’accordo su quale sia la scelta migliore di questi tempi.
E’ vero che inserirsi prima nel mondo del lavoro può aiutare a “partire prima” nella “corsa” a procurarsi un reddito, che di questi tempi non è una cosa facile da trovare, ma d’altro canto secondo alcuni il rischio di “bruciarsi” rapidamente in un mercato così impietoso, come lo è particolarmente in tempi di crisi, è tutt’altro che remoto.
Secondo certe statistiche l’età media a cui gli studenti conseguono il titolo di laurea si sta abbassando negli ultimi anni, sembra quindi che la tendenza attuale sia di cercare di ‘uscire prima’ dal mondo scolastico, magari per poter poi ottenere rapidamente il primo impiego possibile.
Il problema è che questo ‘approccio’ non è detto che porti ad un lavoro stabile: spesso le aziende sono sempre in cerca di personale con competenze molto specifiche, di cui hanno necessità per poter inseguire il business che di questi tempi è in continua evoluzione, ma questo stesso tipo di aziende è pure altrettanto pronto a rimpiazzare le nuove leve con altre più nuove non appena cambiano le competenze necessarie a ‘cavalcare’ il business del momento.
Potrebbe quindi rivelarsi più utile, per chi si laurea, cercare piuttosto di ottenere, anche se potrebbe servire più pazienza, comunque un posto che sia consono con gli studi effettuati, in modo che le competenze acquisite con lo studio possano ottenere una valorizzazione anche a lungo termine.

Fonte: repubblica.it

Meno borse, più tasse, niente alloggi: studenti universitari in affanno

14 ottobre 2015
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Il Comitato nazionale degli studenti universitari (CNSU) ha pubblicato il suo rapporto relativo alla situazione degli studenti universitari in Italia, vista dal punto degli studenti stessi.
Il quadro che emerge non sembra molto confortante: nonostante gli sforzi dei governi negli ultimi anni, nel tentativo di far fronte ai problemi di carenza di fondi disponibili, sembra che i risultati tardino ad arrivare.
Gli studenti italiani che usufruiscono di borse di studio diminuiscono, mentre in moltri altri paesi europei (Francia, Germania, Spagna) stanno aumentando, e non di poco (almeno del 33%, ma fino anche al 59% in più). Non solo, ma lo sconforto sale ulteriormente confrontando con gli altri paesi le percentuali assolute di studenti che in Italia ricevono una borsa di studio: mentre qui da noi si attestano al 2%, negli altri paesi partono da circa il 20% fino ad arrivare anche a più del 50% o persino più del 90% in certi paesi (Olanda).
Leggendo questi dati in effetti non si può evitare di pensare che i fondi destinati alle borse di studio in Italia siano obbiettivamente risibili.
Ma non basta, il rapporto indica anche da dove vengono i fondi destinati alle borse di studio in Italia: quasi la metà arrivano da tasse versate dagli studenti stessi, in pratica gran parte delle borse di studio in Italia sono finanziate dagli studenti stessi, i fondi statali (regionali e nazionali) coprono solo poco più della metà.
Questa situazione di mancanza cronica di copertura ovviamente provoca delle ripercussioni, molti studenti che sarebbero formalmente idonei a ricevere gli aiuti a causa del loro bassissimo reddito, in realtà non riescono a ricevere nulla per l’insufficienza dei fondi disponibili.
C’è poi la questione degli alloggi per gli studenti che sono costretti a spostarsi fuori sede per studiare: nonostante siano anni che se ne parla, le agevolazioni, invece che aumentare, diminuiscono sempre di più, aggravando la situazione per gli studenti non benestanti che siano costretti a studiare lontano da casa.
Infine il rapporto parla della dispersione universitaria, nonostante le riforme degli ultimi anni che hanno riarticolato il percorso di studi in modo che fosse diviso in cicli di durata inferiore (meno anni per le lauree ‘brevi’ più eventuali anni integrativi), la percentuale di studenti che abbandona gli studi universitari, o che finisce ‘fuori corso’, non sembra diversa dai dati in essere prima della riforma.
Per capire quanto la situazione universitaria italiana sia poco desiderabile, il rapporto mette anche a confronto la quantità di studenti italiani che va a studiare all’estero con la quantità di studenti stranieri che viene a studiare in Italia: per ogni 100 studenti italiani che ‘emigrano’ ci sono solo 80 stranieri che preferiscono studiare in Italia, segno che in generale le università straniere sono più appetibili.

Fonte: repubblica.it

Test di Medicina. Sapete rispondere a tutte le domande?

23 settembre 2015
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Le domande che compongono il test di ammissione alle facoltà di medicina sono liberamente disponibili per chi volesse mettersi alla prova, o semplicemente per i curiosi che volessero vedere di prima mano in cosa consistono esattamente le domande.
Sono stati a migliaia coloro che hanno preso d’assalto le aule per svolgere il test.
Secondo un sondaggio pare che le domande più difficili fossero quelle relative a biologia, contrariamente alle sensazioni precedenti alla prova, in cui si temeva che le domande di cultura generale potessero essere le più critiche e aleatorie.
Secondo alcuni le domande erano così difficili che solo avendo già la laurea in medicina sarebbe stato possibile dare certe risposte corrette.

Fonte: orizzontescuola.it

Ingresso a Medicina, un test di autovalutazione per gli studenti delle Superiori

3 giugno 2015
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Il ministro dell’istruzione ha annunciato la presentazione di un test di autovalutazione rivolto agli studenti che hanno intenzione di iscriversi ai corsi di medicina.
Il test consentirà agli studenti di capire se saranno in grado di seguire il persorso di studio fino in fondo.
Il test non avrà alcun valore come punteggio ma consentirà agli studenti evitare di pentirsi successivamente delle scelte fatte.
In alcuni atenei ci saranno dei corsi propedeutici per aiutare gli studenti ad affrontare il test.
Il ministro ha anche spiegato che verranno fate alcune modifiche al test di ingresso ufficiale, in particolare relativamente alla parte di cultura generale. Per la revisione è stata istituita una commissione che studierà le modifiche da apporre e lavorerà a ritmi serrati per arrivare in tempi brevi al nuovo test di ingresso.

Fonte: La Stampa

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