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Isee Università 2016/2017: alzato il limite massimo

6 aprile 2016
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Finalmente sembra che il governo abbia compreso le rimostranze dei molti studenti che l’anno scorso si erano lamentati del fatto che, a causa delle nuove modalità introdotte per l’accesso alle agevolazioni economiche e alle borse di studio, pur non avendo in pratica cambiato la loro situazione economica, si erano ritrovati esclusi da tali agevolazioni.
Riportammo la notizia anche qui sul nostro sito: Università, la beffa delle borse di studio: solo nel Lazio raddoppiati gli esclusi.
In pratica l’anno scorso, con l’introduzione delle nuove modalità di calcolo, circa il 20% degli studenti che con le vecchie norme sarebbero rientrati nei ‘bonus’, si sono ritrovati esclusi da ogni agevolazione.
Questo fece scattare varie lamentele da parte degli studenti, e delle loro famiglie, ma la situazione ormai era già stata definita.
Quest’anno invece sembra che il governo abbia compreso la situazione che si era venuta a creare, per cui per il nuovo anno accademico in arrivo i ‘numeri’ delle norme sono stati rivisti, e a conti fatti sembra proprio che con i nuovi indicatori quel 20% di studenti che l’anno scorso furono lasciati senza supporto, sia ‘rientrato’ in possesso dei requisiti necessari per accedere alle agevolazioni.
Ma come funziona il nuovo meccanismo di accesso alle borse di studio introdotto l’anno scorso?
Il sistema è basato su un indice numerico che dovrebbe sintetizzare la situazione economica dello studente, il cosidetto ISEE appunto (Indicatore della Situazione Economia Equivalente).
La rivisitazione di questo sistema introdotta appunto l’anno scorso consisteva principalmente in una differenziazione delle modalità di calcolo di questo indice in base a diverse situazioni, mentre in precedenza il sistema di calcolo era unico per chiunque. In sostanza dall’anno scorso si parla in specifico del cosidetto ISEE Università a cui devono far riferimento gli studenti universitari in particolare.
In pratica con le norme riviste è diventato più difficile considerare gli studenti come nucleo familiare distinto dal nucleo familiare dei genitori, anche se dovessero ritrovarsi in pratica a vivere in modo indipendente perché magari sono costretti a trasferirsi lontano da casa per poter frequentare i corsi universitari.
Le nuove norme per il calcolo dell’indicatore accettano lo status dello studente con nucleo familiare indipendente solo se può dimostrare un certo reddito autonomo (quindi si richiede che lo studente in pratica esegua una qualche attività lavorativa), e che viva in una casa che non sia in qualche modo messa a disposizione dalla sua famiglia.
Queste norme restano chiaramente in vigore anche per il nuovo anno accademico, ma il governo sembra abbia fatto comunque uno ’sforzo’ per far sì che almeno il totale degli aventi diritto alle agevolazioni si riassesti su valori simili agli anni precedenti alla recente rivisitazione delle norme.
Ricordiamo che per ottenere la certificazione che attesta il valore del proprio ISEE occorre rivolgersi ad un CAF abilitato (centro di assistenza fiscale), tale certificazione dovrà poi essere presentata presso il proprio ateneo secondo modalità e scadenze decise dall’ateneo stesso.

Fonte: studenti.it

Sesta edizione della QS World University Rankings che raccoglie i dati dei migliori atenei al mondo

25 marzo 2016
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Nella classifica delle migliori università al mondo (QS World University Rankings), ormai giunta alla sesta edizione, spiccano alcune università italiane e la città di Milano si aggiudica il titolo di città italiana più titolata a livello universitario.

I migliori risultati ottenuti sono relativi, appunto, al Politecnico di Milano e alla Bocconi, il primo posizionatosi al decimo posto per la disciplina Arte & Design, 14esimo in Ingegneria Civile, 15esimo in Architettura, 18esimo in Ingegneria Meccanica, 43esimo in Ingegneria Elettronica e 48esimo in Scienza Computazionale, e la seconda al decimo gradino per gli studi in Business & Management.

Altri ottimi risultati sono stati conseguiti da La Sapienza di Roma, 15esima per l’Archeologia, 32esima per Fisica e Astronomia e classificatasi comunque in 31 su 42 discipline, l’Alma Mater di Bologna, classificatasi in ottime posizioni per ben 33 discipline, il Politecnico di Torino, l’Università degli studi di Milano e l’European University Institute di Fiesole, piazzatesi tutte e tre entro le prime 50 posizioni.

Le altre università italiane che hanno ottenuto un posizionamento in questa classifica sono: la Luiss di Roma, il politecnico di Bari, la Sissa di Trieste, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la Ca’ Foscari di Venezia, le università di Bari, Catania, Firenze, Genova, Modena e Reggio Emilia, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Pisa, Tor Vergata a Roma, Siena, Torino, Trento, Trieste, Verona, la Federico II di Napoli, l’università Vita-Salute San Raffaele e quella di Milano-Bicocca.

I primi posti assoluti sono stati conquistati, senza troppe sorprese, dagli atenei di Harvard e MIT che hanno ottenuto i migliori punteggi in 12 discipline a testa. La classifica è stata realizzata coinvolgendo 76.798 laureati e 44.426 datori di lavoro che hanno espresso il loro giudizio riguardo le migliori università in 42 differenti materie ed inoltre son stati analizzati 28.5 milioni di working paper e oltre 113 milioni di citazioni tratte dal database bibliometrico di Scopus/Elsevier.

Fonte: Corriereuniv.it

Università, la beffa delle borse di studio: solo nel Lazio raddoppiati gli esclusi

25 novembre 2015
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A quanto pare sembra che quest’anno sia arrivato un inatteso ‘giro di vite’ alle borse di studio per gli studenti italiani.
Secondo i dati rilevati, le nuove regole per accedere alle borse di studio sono di fatto divenute molto più stringenti rispetto agli anni scorsi, in pratica pare che quest’anno in varie regioni saranno esclusi dal contributo circa la metà degli studenti che l’hanno richiesto.
I motivi che hanno inasprito la situazione sembrano dovuti principalmente alle modifiche introdotte nel calcolo dell’influenza dell’abitazione sui parametri su cui si basano i criteri per ottenere la borsa di studio. In altre parole molti studenti che in base alle regole degli anni scorsi avevo il diritto al supporto, adesso si vedono negare il contributo, pur non avendo cambiato nel frattempo la loro situazione, perché con le nuove regole la loro abitazione è divenuta più ‘lussuosa’.
La situazione potrebbe anche essere peggiore di quanto sembra se si considera che probabilmente molti studenti hanno deciso autonomamente di non presentare più la domanda rendendosi conto di essere ‘usciti’ dai parametri richiesti.
Alcuni studenti invece hanno deciso di mobilitarsi per cercare di fare qualche pressione sul governo, per cercare di ottenere un qualche tipo di ‘rettifica’ per rendere meno aspre le nuove norme.

Fonte: repubblica.it

Meno borse, più tasse, niente alloggi: studenti universitari in affanno

14 ottobre 2015
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Il Comitato nazionale degli studenti universitari (CNSU) ha pubblicato il suo rapporto relativo alla situazione degli studenti universitari in Italia, vista dal punto degli studenti stessi.
Il quadro che emerge non sembra molto confortante: nonostante gli sforzi dei governi negli ultimi anni, nel tentativo di far fronte ai problemi di carenza di fondi disponibili, sembra che i risultati tardino ad arrivare.
Gli studenti italiani che usufruiscono di borse di studio diminuiscono, mentre in moltri altri paesi europei (Francia, Germania, Spagna) stanno aumentando, e non di poco (almeno del 33%, ma fino anche al 59% in più). Non solo, ma lo sconforto sale ulteriormente confrontando con gli altri paesi le percentuali assolute di studenti che in Italia ricevono una borsa di studio: mentre qui da noi si attestano al 2%, negli altri paesi partono da circa il 20% fino ad arrivare anche a più del 50% o persino più del 90% in certi paesi (Olanda).
Leggendo questi dati in effetti non si può evitare di pensare che i fondi destinati alle borse di studio in Italia siano obbiettivamente risibili.
Ma non basta, il rapporto indica anche da dove vengono i fondi destinati alle borse di studio in Italia: quasi la metà arrivano da tasse versate dagli studenti stessi, in pratica gran parte delle borse di studio in Italia sono finanziate dagli studenti stessi, i fondi statali (regionali e nazionali) coprono solo poco più della metà.
Questa situazione di mancanza cronica di copertura ovviamente provoca delle ripercussioni, molti studenti che sarebbero formalmente idonei a ricevere gli aiuti a causa del loro bassissimo reddito, in realtà non riescono a ricevere nulla per l’insufficienza dei fondi disponibili.
C’è poi la questione degli alloggi per gli studenti che sono costretti a spostarsi fuori sede per studiare: nonostante siano anni che se ne parla, le agevolazioni, invece che aumentare, diminuiscono sempre di più, aggravando la situazione per gli studenti non benestanti che siano costretti a studiare lontano da casa.
Infine il rapporto parla della dispersione universitaria, nonostante le riforme degli ultimi anni che hanno riarticolato il percorso di studi in modo che fosse diviso in cicli di durata inferiore (meno anni per le lauree ‘brevi’ più eventuali anni integrativi), la percentuale di studenti che abbandona gli studi universitari, o che finisce ‘fuori corso’, non sembra diversa dai dati in essere prima della riforma.
Per capire quanto la situazione universitaria italiana sia poco desiderabile, il rapporto mette anche a confronto la quantità di studenti italiani che va a studiare all’estero con la quantità di studenti stranieri che viene a studiare in Italia: per ogni 100 studenti italiani che ‘emigrano’ ci sono solo 80 stranieri che preferiscono studiare in Italia, segno che in generale le università straniere sono più appetibili.

Fonte: repubblica.it

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